9398/01 (Presse 226)

(OR. EN)

 

COMUNICATO STAMPA

Oggetto:

2356a Sessione del Consiglio

- AFFARI GENERALI -

Lussemburgo, 11-12 giugno 2001

 

 

Presidente:

Signora Anna LINDH

Ministro degli affari esteri del Regno di Svezia

 

SOMMARIO

PARTECIPANTI *

PUNTI DISCUSSI

RATIFICA DEL TRATTATO DI NIZZA – REFERENDUM IRLANDESE – Conclusioni del Consiglio *

BALCANI OCCIDENTALI – Conclusioni del Consiglio *

MEDIO ORIENTE *

PREPARAZIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO DI GÖTEBORG (15-16 giugno 2001) *

RELAZIONI UE-USA *

ALLARGAMENTO – Conclusioni del Consiglio *

VARIE *

- Crociere di un giorno tra la Turchia e la Grecia *

ALLEGATO *

PUNTI APPROVATI SENZA DISCUSSIONE

RELAZIONI ESTERNE *

- Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche (BTWC) – Conclusioni del Consiglio *

- Programma di cooperazione dell'Unione europea per la non proliferazione e il disarmo nella Federazione russa – Conclusioni del Consiglio *

- Priorità dell'UE nell'ambito del patto di stabilità *

- Liberia *

- Corte penale internazionale – Posizione comune *

- Relazioni con la regione mediterranea *

- Relazioni con la Russia *

· Attuazione della strategia comune dell’Unione europea sulla Russia – Relazione al Consiglio europeo *

· Kaliningrad – Conclusioni del Consiglio *

- Relazione sulle politiche relative alla dimensione settentrionale *

-

Relazioni con i PECO associati – Estonia: partecipazione ai programmi comunitari Socrates e Gioventù *

- Angola – Riesame della posizione comune sull’Angola per il periodo giugno 2000-giugno 2001 – Conclusioni del Consiglio *

- Vertice UE-Canada *

- Preparazione dell’entrata in vigore del trattato di Nizza *

- Cooperazione tra l'UE e l’ONU nella prevenzione dei conflitti e nella gestione delle crisi – Conclusioni del Consiglio *

- Programma dell’UE per la prevenzione dei conflitti *

- Regioni ultraperiferiche *

POLITICA EUROPEA IN MATERIA DI SICUREZZA E DI DIFESA *

- PESD – capacità militari *

NOMINE *

- Comitato delle regioni *

_________________

Per ulteriori informazioni: tel. 02-285.64.23, 02-285.87.04 o 02-285.68.08

PARTECIPANTI

I Governi degli Stati membri e la Commissione europea erano così rappresentati:

Per il Belgio:

Sig. Louis MICHEL

Vice Primo Ministro e Ministro degli affari esteri

Sig.ra Annemie NEYTS

Sottosegretario di Stato, aggiunto al Ministro degli affari esteri

Per la Danimarca:

Sig. Mogens LYKKETOFT

Ministro degli affari esteri

Sig. Friis Arne PETERSEN

Sottosegretario di Stato agli affari esteri

Per la Germania:

Sig. Joschka FISCHER

Ministro federale degli affari esteri e Vice Cancelliere federale

Sig. Christoph ZÖPEL

Ministro aggiunto ("Staatsminister") per gli affari esteri

Per la Grecia:

Sig. George PAPANDREOU

Ministro degli affari esteri

Sig.ra Elissavet PAPAZOÏ

Ministro aggiunto per gli affari esteri

Per la Spagna:

Sig. Josep PIQUÈ I CAMPS

Ministro degli affari esteri

Sig. Ramón DE MIGUEL Y EGEA

Sottosegretario di Stato per gli affari europei

Per la Francia:

Sig. Hubert VEDRINE

Ministro degli affari esteri

Sig. Pierre MOSCOVICI

Ministro delegato presso il Ministro degli affari esteri, incaricato degli affari europei

Per l'Irlanda:

Sig. Brian COWEN

Ministro degli affari esteri

Per l'Italia:

Sig. Roberto NIGIDO

Ambasciatore, Rappresentante permanente

Per il Lussemburgo:

Sig.ra Lydie POLFER

Ministro degli affari esteri e del commercio con l'estero

Per i Paesi Bassi:

Sig. Jozias VAN AARTSEN

Ministro degli affari esteri

Per l'Austria:

Sig.ra Benita FERRERO-WALDNER

Ministro federale degli affari esteri

Per il Portogallo:

Sig. Jaime GAMA

Ministro degli affari esteri

Sig.ra Teresa MOURA

Sottosegretario di Stato per gli affari europei

Per la Finlandia:

Sig. Erkki TUOMIOJA

Ministro degli affari esteri

Sig. Kimmo SASI

Ministro del commercio con l'estero e degli affari europei

Per la Svezia:

Sig.ra Anna LINDH

Ministro degli affari esteri

Sig. Hans DAHLGREN

Sottosegretario di Stato presso il Ministro degli affari esteri

 

 

Per il Regno Unito:

Sig. Jack STRAW

Ministro degli affari esteri e del Commonwealth

* * *

Per la Commissione:

Sig. Romano PRODI

Presidente

Sig. Michel BARNIER

Membro

Sig. Chris PATTEN

Membro

Sig. Günter VERHEUGEN

Membro

* * *

Segretariato Generale del Consiglio:

Sig. Javier SOLANA

Segretario Generale/Alto Rappresentante per la PESC

 

RATIFICA DEL TRATTATO DI NIZZA – REFERENDUM IRLANDESE
– Conclusioni del Consiglio

"Pur nel rispetto della volontà del popolo irlandese, i Ministri hanno espresso rammarico per i risultati del referendum irlandese sul trattato di Nizza. Essi hanno escluso che si ritorni sul testo firmato a Nizza. Il processo di ratifica proseguirà sulla base dell'attuale testo e in conformità del calendario concordato.

I Ministri hanno preso atto del profondo e rigoroso impegno del Governo irlandese nei confronti del progresso dell'Unione europea e della ratifica del trattato di Nizza. I Quattordici si sono dichiarati pronti a contribuire in ogni modo possibile per aiutare il Governo irlandese ad andare avanti, tenendo conto delle preoccupazioni espresse da questo risultato, senza che si ritorni sul testo del trattato di Nizza.

Hanno sottolineato l'impegno dell'Unione a favore dell’allargamento ed il suo sostegno al buon avanzamento dei negoziati di adesione."

 

*

* *

 

BALCANI OCCIDENTALI – Conclusioni del Consiglio

"Il Consiglio ha espresso crescente preoccupazione per il grave deterioramento della situazione nell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia per quanto riguarda la sicurezza ed ha condannato le continue azioni terroristiche perpetrate da estremisti di etnia albanese. Gli estremisti devono deporre le armi. Qualsiasi risposta alle loro azioni deve mantenersi entro limiti proporzionati. Il Consiglio ha espresso la sua viva preoccupazione per il peggioramento della situazione umanitaria ed ha esortato tutte le parti ad evitare di mettere in pericolo la popolazione civile, ad assicurare il pieno rispetto dei diritti dell'uomo ed a facilitare il libero accesso delle organizzazioni umanitarie.

Il Consiglio ha accolto con favore la strategia del Presidente Trajkovski in materia di disarmo presentata al Parlamento dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia quale approccio costruttivo per superare la crisi attuale, ed ha incoraggiato le autorità ad avviare quanto prima la sua attuazione. Il Consiglio ha sottolineato l'importanza che annette alla disponibilità dei partner del governo di coalizione nei confronti di un più intenso dialogo sulle relazioni interetniche che abbracci tutte le questioni iscritte all'ordine del giorno del Presidente. Vi è l'urgente necessità di un pacchetto di riforme globali, concrete e sostanziali che garantisca i diritti di tutti gli abitanti del paese, a prescindere dalla loro origine etnica. Il Consiglio ha invitato il Primo ministro Georgievski a presentare i risultati di tali negoziati nella sessione del 25-26 giugno 2001.

Il Consiglio ha apprezzato la recente visita della troika ministeriale ed ha appoggiato fermamente gli sforzi costanti dell'Alto rappresentante Solana miranti a contribuire, in stretta collaborazione con altri attori internazionali, all'individuazione di una soluzione per la crisi.

Per quanto riguarda la Serbia meridionale il Consiglio ha accolto con favore la smobilitazione unilaterale dei gruppi armati di etnia albanese e l'ingresso delle forze di sicurezza jugoslave nella zona terrestre di sicurezza, avvenuto per lo più pacificamente. Ha riconosciuto l'importante ruolo congiunto dell'UE e della NATO nel raggiungimento di una soluzione pacifica delle crisi, nonché il ruolo dell'OSCE nello sviluppo di forze di polizia multietniche. Il Consiglio ha invitato le autorità della RFJ e della Serbia e i rappresentanti della comunità albanese ad applicare senza indugio gli accordi esistenti e a far progredire rapidamente le ulteriori e necessarie misure miranti a rafforzare la fiducia, tra cui sono da annoverare le forze di polizia multietniche, il ritorno degli sfollati e l'integrazione della popolazione di etnia albanese nelle strutture locali.

 

Il Consiglio ha accolto con soddisfazione l'emanazione, da parte del rappresentante speciale del Segretario generale dell'ONU, di un quadro costituzionale per l'autogoverno provvisorio del Kosovo, che segna un passo importante nell'attuazione della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e offre una base per le elezioni in tutto il Kosovo, previste per il 17 novembre. Il Consiglio ha esortato tutte le comunità etniche a cogliere questa opportunità e a partecipare al processo elettorale e alle future istituzioni provvisorie di autogoverno.

Il Consiglio ha inoltre apprezzato le misure adottate dall'UNMIK per contrastare l'attraversamento illegale delle frontiere e la detenzione illegale di armi, come pure l'adozione imminente di un regolamento per contribuire alla lotta antiterrorismo in Kosovo. Ha ribadito il suo sostegno ad un'azione severa contro gli estremisti e la criminalità organizzata in Kosovo e in tutta la regione. Ha esortato la popolazione kosovara e dell'intera regione a rinunciare alla violenza e a prestare aiuto per consegnare alla giustizia i responsabili di reati e atti di violenza.

Il Consiglio ha accolto con favore l'accordo quadro sulle questioni relative alla successione, raggiunto il 25 maggio dai cinque Stati successori dell'ex Repubblica socialista federativa di Jugoslavia. Tale accordo, che segna un progresso di portata storica per la soluzione di questo problema annoso e difficile e rappresenta un passo significativo verso la riconciliazione regionale e l'instaurazione di normali rapporti di vicinato, contribuirà ad integrare questi paesi nelle strutture europee.

Conformemente alla decisione del 9 aprile il Consiglio ha approvato la relazione sul riesame del processo di stabilizzazione e associazione (v. allegato, pag. 16), in cui sono valutati i progressi compiuti dai paesi della regione verso l'integrazione europea e formulate raccomandazioni concrete per le azioni future. Il Consiglio ha inoltre ribadito che la cooperazione regionale è un elemento fondamentale del processo di stabilizzazione e associazione, come sottolineato nel Vertice di Zagabria. Ha pertanto esortato ogni paese della regione a dimostrare il proprio impegno ad avanzare tangibilmente su questa via.

 

Il Consiglio ha deciso di presentare la relazione al Consiglio europeo di Göteborg. Il Consiglio auspica di procedere a un riesame completo del processo di stabilizzazione e associazione entro la fine di quest'anno alla luce di una relazione della Commissione, come convenuto il 9 aprile.

Il Consiglio ha approvato il documento sulle priorità dell'UE nell'ambito del patto di stabilità per l'Europa sud orientale ( 1) che fungerà da base per affinare ulteriormente il processo relativo a tale patto. Ha ribadito il suo appoggio al patto di stabilità, valido strumento per il rafforzamento della stabilità nella regione, e ha in particolare riconosciuto l'impegno personale dedicato al processo in questione dal coordinatore speciale."

MEDIO ORIENTE

Durante la colazione, i Ministri hanno discusso la situazione in questa regione, basandosi in particolare sulle informazioni fornite dal SG/AR SOLANA dopo la sua visita sul posto (9/10 giugno) con il Primo Ministro PERSSON, durante la quale si sono svolte riunioni con il Primo Ministro israeliano SHARON, il Presidente dell’Autorità palestinese ARAFAT e i leader politici della Giordania. Il SG/AR SOLANA ha inoltre informato i Ministri sugli elementi essenziali della tabella di marcia che presenterà al Consiglio europeo di Göteborg.

A margine del Consiglio, i Ministri si sono incontrati separatamente con il Ministro palestinese per la cooperazione internazionale Nabil SHAATH e con il Ministro israeliano degli affari esteri Shimon PERES.

 

PREPARAZIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO DI GÖTEBORG (15-16 giugno 2001)

A questo proposito, oltre ai punti specificamente all’ordine del giorno:

- con discussione: Medio Oriente, relazioni UE-USA, allargamento, o

- da approvare senza discussione: relazione della Presidenza sull’attuazione della PESD, programma dell’UE sulla prevenzione dei conflitti violenti, conclusioni sulla cooperazione UE-ONU, relazioni sull’attuazione delle strategie comuni sulla Russia e sulla regione mediterranea, dimensione settentrionale e decisioni speciali sulle regioni ultraperiferiche dell’UE,

il Consiglio ha tenuto un dibattito generale sulla situazione dei preparativi per il Consiglio europeo di Göteborg, in particolare sui seguenti temi:

- sviluppo sostenibile – sulla base della comunicazione della Commissione intitolata "Sviluppo sostenibile in Europa per un mondo migliore: strategia dell'Unione europea per lo sviluppo sostenibile" e del documento informale della Presidenza, prendendo inoltre atto dei lavori svolti sull’argomento da altre formazioni del Consiglio;

- il futuro dell’Europa – progetto di relazione della Presidenza sul dibattito più ampio e approfondito raccomandato dal Consiglio europeo di Nizza, contenente una sintesi delle azioni intraprese o previste dagli Stati membri e dalle istituzioni dell’UE dall’inizio dell’anno, oltre a una valutazione preliminare delle prospettive per proseguire il processo che dovrà condurre alla prossima Conferenza intergovernativa;

- preparazione del Consiglio in vista dell’allargamento – relazione del Segretario generale del Consiglio/Alto rappresentante della PESC in cui si valuta l’attuazione delle raccomandazioni del Consiglio europeo di Helsinki del dicembre 1999 per migliorare l’organizzazione e i metodi di lavoro del Consiglio e per tendere a ulteriori misure di riforma per garantire efficacia al processo decisionale del Consiglio.

Il Consiglio ha inoltre preso atto dei risultati dei lavori svolti da altre formazioni, come il Consiglio ECOFIN sugli indirizzi di massima delle politiche economiche e sul pacchetto fiscale, il Consiglio "Occupazione e politica sociale" sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici, il Consiglio "Ambiente" e il Consiglio "Mercato interno" sulla sicurezza delle reti elettroniche e sul brevetto comunitario.

RELAZIONI UE-USA

La Presidenza e la Commissione hanno informato il Consiglio sui preparativi per il Vertice UE-USA che si terrà a Göteborg il 14 giugno 2001, durante il quale i leader dovrebbero affrontare i temi seguenti: Medio Oriente, Balcani occidentali, Corea del Nord, cambiamenti climatici, HIV, malaria e tubercolosi in Africa, OMC e questioni commerciali bilaterali.

Il Vertice inizierà la mattina con una riunione plenaria, seguita da una colazione di lavoro. L’UE sarà rappresentata dal Presidente del Consiglio europeo, il Primo Ministro svedese PERSSON, assistito dal SG/AR SOLANA, e dal Presidente della Commissione PRODI. Saranno inoltre presenti il Ministro degli affari esteri LINDH, il Ministro del commercio PAGROTSKY e i Commissari PATTEN e LAMY. Il Presidente BUSH dovrebbe essere accompagnato dal Segretario di Stato POWELL, dal Ministro del commercio EVANS e dal rappresentante commerciale degli Stati Uniti ZOELLICK.

Si ricorda che il Presidente Bush incontrerà i Capi di Stato e di governo dell’UE e il Presidente della Commissione a un pranzo di lavoro. Un pranzo separato riunirà il Segretario di Stato Powell, i Ministri degli affari esteri dell’UE, il SG/AR Solana e il Commissario Patten.

 

ALLARGAMENTO – Conclusioni del Consiglio

"Il Consiglio riconferma l'importanza storica del processo di allargamento e la priorità che accorda alla sua riuscita.

Il Consiglio prende atto con soddisfazione che la strategia per i negoziati di adesione approvata dal Consiglio europeo di Nizza ha apportato un mutamento qualitativo ed ha impresso un nuovo slancio al processo di allargamento.

La strategia ha consentito progressi significativi in capitoli chiave di negoziato. Gli obiettivi stabiliti dalla tabella di marcia per la prima metà del 2001 sono stati raggiunti. Il Consiglio si compiace del contributo dato dalla Commissione a tali risultati.

In particolare il Consiglio prende atto che l'Unione europea ha definito la sua posizione sui nove capitoli previsti per il periodo della Presidenza svedese nella tabella di marcia, tra cui problemi complessi quali la libera circolazione delle persone e dei capitali. È stato così possibile concludere, in via provvisoria, i negoziati sulla maggior parte di tali capitali. I negoziati di adesione sull'ambiente e nel settore del mercato interno sono stati in grande parte provvisoriamente conclusi. Inoltre sono stati trattati molti altri capitoli di negoziato e in vari casi provvisoriamente conclusi.

Il Consiglio inoltre prende atto con soddisfazione che, in base alle conclusioni del Consiglio europeo di Feira, sono stati aperti negoziati in tutti i settori dell'acquis con vari paesi candidati che hanno avviato i negoziati nel 2000. È stato così possibile accelerare i lavori.

Il Consiglio è determinato a consolidare tali risultati e a proseguire i negoziati di adesione durante le presidenze belga e spagnola sulla base della tabella di marcia. Esso invita la Commissione a presentare, di conseguenza, un progetto di posizione comune.

Il Consiglio apprezza gli importanti sforzi fatti dai paesi candidati, anche nel contesto della strategia di preadesione, per soddisfare i criteri di adesione. Il progresso dei negoziati secondo la tabella di marcia dipende dalla loro capacità di continuare gli sforzi, con particolare riguardo all'applicazione e all'attuazione dell'acquis, e di rafforzare la capacità amministrativa. L'UE continuerà a seguire da vicino i progressi al riguardo.

 

Il Consiglio ribadisce che tutti i candidati continueranno ad essere giudicati sulla base dei propri meriti. Il principio della differenziazione continua ad essere una pietra miliare dei negoziati di adesione. In tale contesto il Consiglio prende atto delle relazioni di controllo presentate dalla Commissione e si compiace dei progressi compiuti dai paesi candidati verso l'adesione.

Il Consiglio accoglie con favore la nota informativa della Commissione sull'integrazione dei mercati dei trasporti su strada nel contesto dell'allargamento, che ha costituito un'utile base di discussione sulle scelte in questo settore. Il Consiglio si compiace anche della nota informativa della Commissione sulla sicurezza alimentare nel contesto dell'allargamento. Attende di ricevere dalla Commissione, nell'ambito dei rispettivi capitoli di negoziato, un progetto di posizioni comuni che consenta all'UE di definire la propria posizione al più presto in questi settori.

Il Consiglio prende inoltre atto della relazione sulla sicurezza nucleare nel contesto dell'allargamento. Riconferma l'obiettivo di un più alto livello di sicurezza nucleare nei paesi candidati, come è stato sottolineato dal Consiglio europeo.

Come convenuto dal Consiglio europeo di Stoccolma, il Consiglio svilupperà i modi e i mezzi per coinvolgere attivamente i paesi candidati negli obiettivi e nelle procedure della strategia di Lisbona e invita la Commissione a presentare proposte a tal fine.

Il Consiglio rammenta i progressi compiuti nell'attuazione della strategia di preadesione per la Turchia. Si compiace che il governo turco abbia adottato il programma nazionale per l'adozione dell'acquis, che considera un importante elemento nell'attuazione del partenariato di adesione, in cui sono indicati i settori prioritari relativi ai preparativi della Turchia in vista dell'adesione. L'UE si compiace della discussione aperta e franca nell'ambito del dialogo politico rafforzato, ma continua ad essere preoccupata per quanto riguarda la situazione dei diritti umani e invita pressantemente la Turchia a prendere misure concrete per attuare le priorità del partenariato di adesione. L'UE si rallegra del nuovo programma economico e dell'assistenza aggiuntiva fornita dal FMI e dalla Banca mondiale. Questo sostegno finanziario, insieme alla vigorosa attuazione del programma, dovrebbe stabilizzare la situazione economica turca e creare le condizioni di una ripresa."

* * *

"Il Consiglio sottolinea il principio base dei negoziati per l’allargamento, secondo il quale "gli accordi, compresi gli accordi parziali, raggiunti nel corso dei negoziati su capitoli da esaminare successivamente non possono essere considerati definitivi fino alla conclusione di un accordo globale".

Il Consiglio ricorda le sue conclusioni del 4 dicembre 2000, confermate dalle conclusioni del Consiglio europeo di Nizza. Esso incoraggia la Commissione a presentare le necessarie proposte di posizioni comuni in tempo opportuno per consentirgli di rispettare la tabella di marcia indicativa. Il Consiglio ricorda che i negoziati per l’allargamento saranno condotti all’interno del quadro fissato dal Consiglio europeo di Berlino del marzo 1999 e dall’accordo interistituzionale del 6 maggio 1999.

Il Consiglio rileva che l’allargamento avrà delle conseguenze per tutti gli Stati membri e sul funzionamento e lo sviluppo delle politiche comunitarie. Questi problemi saranno affrontati in base alle procedure concordate.

Il Consiglio prende atto della dichiarazione della Commissione dell’11 giugno 2001":

"Le conseguenze dell’allargamento sulla coesione economica e sociale sono state analizzate dalla Commissione nella seconda relazione sulla coesione economica e sociale. Al forum sulla coesione del 21 e 22 maggio 2001, la Commissione ha preso atto delle preoccupazioni espresse dagli Stati membri attuali e futuri e, in particolare, del memorandum presentato dalla delegazione spagnola.

La Commissione continuerà i lavori e riferirà regolarmente al Consiglio. Essa preparerà la terza relazione sulla coesione nella prospettiva di elaborare le necessarie proposte che consentano di proseguire la politica di coesione oltre il 2006."

* * *

Va notato che l’11 e il 12 giugno 2001, a margine del Consiglio, si sono svolte le conferenze di adesione a livello ministeriale con tutti i paesi candidati: Lituania, Bulgaria, Repubblica ceca, Slovenia, Cipro, Malta, Ungheria, Polonia, Lettonia, Slovacchia, Romania ed Estonia.

 

VARIE

- Crociere di un giorno tra la Turchia e la Grecia

Il Consiglio ha preso atto di una richiesta del Ministro greco intesa a facilitare il movimento di persone (con riferimento agli obblighi di visto vigenti) nelle crociere di un giorno tra la Turchia e la Grecia e ha avuto uno scambio di opinioni al riguardo. Esso ha chiesto agli organi competenti del Consiglio di studiare gli aspetti tecnici del problema affinché il Consiglio stesso possa ritornare sull’argomento nella sessione del 25-26 giugno 2001.

 

*

* *

 

 

ALLEGATO

RELAZIONE DEL CONSIGLIO – Riesame del processo di stabilizzazione e associazione

I. Introduzione

Il processo di stabilizzazione e associazione rappresenta l'impegno dell'Unione europea a contribuire alla pace, alla democrazia e alla prosperità nell'Europa sudorientale. Il Consiglio, conformemente alla decisione del Consiglio "Affari generali" del 9 aprile 2001 ( 2) di procedere a revisioni annuali della situazione dei paesi del processo di stabilizzazione e associazione, nonché alla decisione di procedere ad una prima revisione, di carattere politico, già nel giugno 2001, ha elaborato una valutazione di ciascun paese nel contesto degli obiettivi strategici del suddetto processo di stabilizzazione e associazione. Nella prima parte della relazione sono illustrati globalmente la filosofia che sottende il processo di stabilizzazione e associazione, i suoi obiettivi e le modalità per consentire all'UE di coadiuvare ciascun paese a portare a termine riforme sostenibili e avvicinarsi in tal modo all'obiettivo generale dell'adesione all'UE. A questa prima parte fa seguito una sintesi di valutazioni per paese, comprendente le raccomandazioni per le azioni che dovrebbero essere intraprese dai paesi interessati e conclusioni operative concernenti: Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia e Repubblica federale di Jugoslavia.

II. Dall'approccio regionale al processo di stabilizzazione e associazione

L'approccio regionale messo a punto dall'UE nel 1997 ( 3), dopo un periodo di violenti conflitti nella regione, si prefiggeva di sostenere l'attuazione degli accordi di Dayton/Parigi e Erdut e di apportare alla regione i fondamenti della stabilità e della prosperità. Nel giugno 1999 l'UE ( 4) ha delineato una strategia più ambiziosa per lo sviluppo della regione basata sui seguenti elementi:

- riconoscimento del fatto che il fattore più motivante per le riforme in questi paesi è costituito da una prospettiva credibile di una potenziale adesione all'UE, non appena soddisfatte le pertinenti condizioni  ( 5), come era stato prospettato dal Consiglio europeo di Feira. È chiaro che ciò va oltre l'offerta di "relazioni contrattuali" (Accordi sugli scambi e la cooperazione) prospettata in precedenza nel quadro dell'approccio regionale;

- necessità per i paesi interessati di instaurare relazioni reciproche normali che potrebbero apportare una maggiore stabilità economica e politica nella regione;

- necessità di un approccio più flessibile che consenta a ciascun paese di procedere secondo il suo ritmo; questa flessibilità è bilanciata da una serie comune di condizioni politiche ed economiche in modo da mantenere l'integrità della politica globale dell'UE nei confronti della regione. ( 6) 

Nel luglio  1999 è stato lanciato il Patto di stabilità, che pure contribuisce agli obiettivi fondamentali del processo di stabilizzazione e associazione.

III. Processo di stabilizzazione e associazione (PSA)

Il processo di stabilizzazione e associazione costituisce un impegno a lunga scadenza nei confronti della regione sia in termini di sforzo politico che di risorse finanziarie e umane. Il processo fornisce un quadro globale in cui le concessioni riguardanti gli scambi preferenziali, un programma di assistenza e una nuova relazione contrattuale dovrebbero aiutare ciascun paese a progredire, secondo il suo ritmo, e sulla base dell'attuazione delle necessarie riforme, nella prospettiva dell'adesione all'UE.

Il vertice svoltosi a Zagabria il 24 novembre ha sancito il processo di stabilizzazione e associazione ottenendo l'adesione ai suoi obiettivi e condizioni da parte della regione. In particolare nel vertice è stato dichiarato che la democrazia, la riconciliazione e la cooperazione regionali, da un lato, e il ravvicinamento di ciascuno di questi paesi all'Unione, dall'altro, formano un tutt'uno.I paesi della regione si sono pertanto impegnati a rispettare la condizionalità dell'UE e a far uso del processo di stabilizzazione e associazione, in particolare degli accordi di stabilizzazione e di associazione allorché saranno firmati, per iniziare a prepararsi in vista della loro futura domanda di adesione all'UE. La condizionalità costituisce pertanto, in quanto politica destinata alla regione nel suo insieme, il fattore cementante del processo di stabilizzazione e associazione.

a)

Scambi commerciali

L'UE è di gran lunga il più importante partner commerciale della regione. La promozione degli scambi commerciali costituisce la parte essenziale dell'azione UE nell'ambito del processo di stabilizzazione e associazione. Il Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 ha stabilito che gli accordi di stabilizzazione e di associazione dovrebbero essere preceduti da una liberalizzazione asimmetrica del commercio. Dal dicembre 2000 ( 7), l'UE applica pertanto un regime commerciale altamente preferenziale a tutti i paesi interessati dal processo di stabilizzazione e associazione. L'apertura dei mercati dell'UE ai prodotti provenienti dai paesi in questione intende promuovere gli investimenti stranieri, sviluppare le capacità di esportazione e contribuire alla stabilità politica ed economica globale della regione. La concessione di misure commerciali preferenziali e autonome resta tuttavia subordinata all'osservanza delle pertinenti condizioni del processo di stabilizzazione e associazione, ivi compresa la disponibilità ad avviare riforme economiche efficaci e una cooperazione regionale.

b) Assistenza

L'assistenza UE è subordinata all'osservanza di taluni criteri politici e economici inerenti al processo di stabilizzazione e associazione. Il programma CARDS (Assistenza comunitaria alla ricostruzione, allo sviluppo e alla stabilizzazione) ( 8) conferisce un carattere maggiormente strategico all'assistenza prevista per i paesi interessati, rafforzando gli obiettivi ed i meccanismi del processo di stabilizzazione e associazione. Al coinvolgimento sempre più intenso dei singoli paesi nel processo corrisponderà un'assistenza sempre più focalizzata sulle riforme e sullo sviluppo istituzionale, come richiesto dagli accordi di stabilizzazione e di associazione. Non si può tuttavia tralasciare l'obbligo politico di far fronte alle crisi, se necessario, e di portare avanti l'imponente opera di ricostruzione decisa dalla Comunità. La sfida per la politica comunitaria consiste nel dare una risposta efficace alla precarietà, pur procedendo saldamente verso l'obiettivo strategico dell'integrazione nell'UE.

c) Accordi di stabilizzazione e di associazione

Gli accordi di stabilizzazione e di associazione rappresentano uno strumento politico prezioso che, analogamente a quanto hanno fatto gli accordi europei per altri paesi, forniscono i meccanismi formali e i parametri convenuti, grazie ai quali l'Unione è in grado di lavorare con ogni singolo paese al fine di avvicinarlo alle norme UE. Gli accordi di stabilizzazione e di associazione rappresentano al contempo la pietra miliare del processo di stabilizzazione e associazione e una tappa fondamentale per la sua realizzazione. La conclusione di accordi di stabilizzazione e di associazione rappresenta l'impegno assunto dai firmatari di completare, durante un periodo di transizione, una associazione formale con l'UE, basata sulla graduale attuazione di una zona di libero scambio nonché su riforme destinate a permettere l'adozione delle norme in vigore nell'UE, ivi compresa una cooperazione rafforzata, segnatamente in materia di giustizia e affari interni, in vista di un progressivo ravvicinamento all'UE.

Le differenze tra gli accordi conclusi con ciascun paese dovrebbero evidenziarsi principalmente nel periodo di transizione che precede la piena associazione con l'UE e nella modulazione e articolazione dettagliate degli obblighi. L'obiettivo per tutti i paesi sarà però lo stesso: giungere alla piena associazione al termine di un periodo di transizione attraverso l'attuazione degli stessi obblighi fondamentali.

- Prima fase: verso un accordo

Per i paesi che stanno tuttora adoperandosi per giungere ad un accordo di stabilizzazione e di associazione l'impostazione definita dalla "Task Force consultiva/Gruppo direttivo ad alto livello" si è rivelata uno strumento efficace per richiamare l'attenzione delle autorità sulle riforme essenziali e per impegnarsi con esse a ritmo sostenuto al fine di garantirne l'attuazione. Il processo ha aspetti sia pedagogici che politici. Esso si basa su obiettivi chiari di riforma, prevede un piano di lavoro ed un'attenta valutazione politica di previsione realistica dei tempi entro cui ciascun interlocutore può realizzare progressi.

- Seconda fase: attuazione degli accordi

Un'efficace attuazione dell'accordo di stabilizzazione e di associazione è necessaria per l'armonizzazione con le norme UE. Gli accordi di stabilizzazione e di associazione non richiedono tuttavia che i firmatari recepiscano l'integralità dell'acquis dell'UE in una sola volta. Si concentra piuttosto l'attenzione sul rispetto dei principi democratici chiave e degli elementi essenziali dell'acquis dell'UE che consentono al mercato unico dell'UE di funzionare correttamente. Mediante una zona di libero scambio con l'UE e le discipline (norme in materia di concorrenza e aiuti di stato, proprietà intellettuale, ecc.) ed i benefici associati (ad esempio i diritti di stabilimento), le economie

della regione saranno in grado di avviare il loro processo di integrazione nelle strutture dell'UE. Per i settori in cui gli accordi non prevedono obblighi specifici relativi all'acquis dell'UE esistono disposizioni per una cooperazione particolareggiata con l'UE, anch'esse volte ad assistere ciascun paese ad approssimarsi alle norme dell'UE.

Gli accordi di stabilizzazione e di associazione sono inoltre fondati sul rispetto della condizionalità del processo di stabilizzazione e di associazione convenuto dal Consiglio. Essi prevedono tuttavia anche mezzi dinamici per rendere operativa tale condizionalità e forniscono all'UE la capacità necessaria a far sì che i paesi adottino autentiche riforme volte al conseguimento degli obiettivi immediati degli accordi. Gli stessi meccanismi degli accordi consentiranno all'UE di contribuire a fissare le priorità delle riforme, impostarle secondo i modelli dell'UE, affrontare e risolvere i problemi, nonché controllare l'attuazione delle misure.

I firmatari degli accordi di stabilizzazione e di associazione dovrebbero comprendere che l'effettiva attuazione degli accordi stessi è una premessa essenziale per qualsiasi futura valutazione da parte dell'UE delle prospettive di adesione del paese.

d) La dimensione regionale

Il processo di stabilizzazione e associazione non è semplicemente un processo bilaterale con ciascun paese. Di fronte ai cambiamenti in senso democratico registrati a Belgrado è adesso possibile affrontare questioni ed obiettivi più comuni a livello regionale. Il vertice di Zagabria ha posto un accento particolare sulla necessità fondamentale di una cooperazione regionale come parte del "contratto" dell'UE con i paesi coinvolti nel processo di stabilizzazione e associazione. Analogamente, l'accordo di stabilizzazione e di associazione comporta un chiaro impegno verso la cooperazione regionale. Gli obiettivi politici sono principalmente i seguenti:

- incoraggiare i paesi della regione ad adottare comportamenti reciproci e a istituire rapporti di cooperazione simili a quelli esistenti tra gli Stati membri dell'UE. Uno strumento importante a tal fine sarà la creazione di una rete di strette relazioni contrattuali (convenzioni in materia di cooperazione regionale) tra i firmatari degli accordi di stabilizzazione e di associazione;

- creare una rete di accordi bilaterali di libero scambio compatibili tra loro (come parte delle convenzioni summenzionate) che implicherà l'abbattimento di tutte le barriere alla circolazione delle merci tra i paesi della regione e tra di essi e l'UE e di fatto, tra i paesi candidati limitrofi;

- realizzare gradualmente la reintegrazione dei paesi del processo di stabilizzazione e associazione nelle reti di infrastrutture (RTE) in un'Europa allargata (trasporti, energia, gestione delle frontiere);

- garantire una cooperazione tra le autorità dei paesi della regione al fine di rispondere in maniera efficace alle minacce comuni che la criminalità organizzata, il traffico di stupefacenti, l'immigrazione illegale e altre forme di traffico illecito rappresentano per la sicurezza della regione e dell'UE. In molti casi, ad esempio, riguardo alla politica dei visti, sarà necessaria un'impostazione comune da parte di tutti i paesi per affrontare efficacemente tale minaccia. In tal senso, e in conseguenza degli impegni assunti in materia di giustizia e affari interni al Vertice di Zagabria, i paesi del processo di stabilizzazione e associazione hanno firmato di recente la dichiarazione di Sarajevo su cooperazione regionale, asilo e migrazione.

Il contributo di ciascun paese al raggiungimento di tali obiettivi servirà all'UE per mettere a punto la valutazione dell'attuazione dell'accordo di stabilizzazione e di associazione da parte dei singoli paesi. L'accordo sulle questioni relative alla successione, recentemente raggiunto dai cinque Stati successori dell'ex Repubblica Socialista Federativa di Iugoslavia, rappresenta un passo significativo verso la riconciliazione e l'instaurazione di normali rapporti di vicinato.

Il patto di stabilità integra il processo di stabilizzazione e associazione e continuerà ad essere uno strumento importante con cui l'Unione potrà sviluppare l'obiettivo strategico del processo di stabilizzazione e associazione, in particolare la dimensione della cooperazione regionale. La cooperazione costruttiva nel quadro del patto di stabilità sarà pertanto riconosciuta come uno sforzo positivo verso il miglioramento della cooperazione regionale.

IV. Obiettivo del "meccanismo di revisione"

La portata e la consistenza delle nuove relazioni nell'ambito del processo di stabilizzazione e associazione non hanno ridotto la necessità di applicare determinate condizioni in tutte le fasi. Gli obiettivi del "meccanismo di revisione" dell'UE nel processo di stabilizzazione e associazione sono:

- poter valutare regolarmente se il grado di osservanza dei criteri del processo di stabilizzazione e associazione da parte di ciascun paese giustifica l'attuale livello di impegno con l'UE. Qualora ciò non si verifichi, gli accordi di stabilizzazione e di associazione, le norme in materia di misure commerciali autonome ed il programma CARDS prevedono decisioni per iniziative appropriate;

- fornire un modello comparativo che consenta di valutare la qualità dell'attuazione dell'accordo di stabilizzazione e di associazione da parte di un paese;

- giungere ad un accordo sulle priorità dell'UE in materia di cooperazione;

- fornire uno strumento che consenta l'adozione di decisioni sullo sviluppo futuro delle relazioni con l'UE.

V.

Valutazioni per paese

A. Albania

La politica interna è dominata dai preparativi per le prossime elezioni politiche previste per il 24 giugno. La politica resta polarizzata e sono le personalità piuttosto che le linee politiche a continuare a dominare il dibattito politico. Malgrado i progressi conseguiti nel garantire l'ordine pubblico e nel contrastare la criminalità, il controllo dello Stato resta debole in talune parti del territorio nazionale. La stabilità dell'Albania è influenzata anche da forze esterne al paese, in particolare dalla situazione nei territori abitati da persone di etnia albanese oltre frontiera e dalla criminalità organizzata. L'Albania ha compiuto grandi sforzi per migliorare le proprie relazioni con i paesi limitrofi ed ha svolto un ruolo costruttivo nelle ultime crisi che hanno colpito la regione, segnatamente l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia e il Kosovo.

L'economia va rafforzandosi. Nel 2000 il PIL è cresciuto del 7,8% rispetto all'anno precedente e altrettanti successi si sono registrati nel settore fiscale, con un incremento del 25% del gettito rispetto al 1999 e un decremento del disavanzo tributario dall'11,5% al 9,5% del PIL nel 2000. I finanziamenti esteri del disavanzo si sono di conseguenza ridotti dal 6% al 4,5% del PIL.

1. Questioni che richiedono particolare attenzione

Principi democratici

La costituzione dell'Albania garantisce libertà democratiche quali il pluralismo politico, la libertà di espressione e la libertà di culto. In seguito all'adozione della costituzione albanese nel novembre del 1998, le autorità stanno procedendo a fondamentali riforme istituzionali, vertenti tra l'altro sull'ordinamento giuridico e giudiziario. É stata e continua ad essere creata a tal fine una serie di nuove istituzioni, come con la nomina del primo Mediatore da parte del Parlamento albanese, l'adozione di un nuovo codice elettorale, l'istituzione di una commissione completa per la pubblica amministrazione, la creazione del poligrafico nazionale e della scuola della magistratura. Ciononostante l'Albania deve migliorare notevolmente i risultati in tema di attuazione dei principi democratici, nonché per quanto concerne la capacità istituzionale, al fine di pervenire a standard politici pari a quelli europei e comunitari.

Pervenire a tali standard in pratica, significa rafforzare ulteriormente il principio della separazione dei poteri, ponendo fine alle ingerenze che permangono tra gli organi legislativi, esecutivi e giudiziari.

- Completare il quadro legislativo in tutti i settori e potenziare la capacità dell'apparato giudiziario

- Attuare coerentemente e monitorare più da vicino il piano anticorruzione

- Tenere elezioni libere e regolari in conformità dei principi democratici ed attuare i miglioramenti che devono ancora essere apportati al processo elettorale

- Superare il carattere conflittuale della politica nazionale.

Diritti umani e Stato di diritto

La costituzione albanese garantisce il rispetto dei diritti umani. Dopo che la Corte costituzionale aveva abrogato la pena di morte per incostituzionalità nel dicembre 1999, nel settembre del 2000 l'Albania ha ratificato la convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, compiendo in tal modo un ulteriore passo significativo verso standard europei. L'attuazione pratica delle norme esistenti deve tuttavia essere rafforzata. Il Consiglio d'Europa sta elaborando una relazione sulla conformità della legislazione e delle prassi albanesi con la convenzione europea dei diritti dell'uomo.

La società civile resta sottosviluppata. Essa difetta di risorse finanziarie sufficienti nonché delle capacità di far valere i propri interessi e non è in pratica ancora in grado di svolgere il suo ruolo nel paese. Al di fuori della capitale, la società civile è praticamente assente.

La libertà di espressione e di associazione è garantita in Albania. Tuttavia, in pratica l'indipendenza della radio e della televisione dev'essere rafforzata e la trasformazione della televisione e della radio di Stato in emittente indipendente deve ancora essere portata a termine. L'opposizione continua a violare la legge sulla televisione e la radio, che la obbliga a partecipare al Consiglio nazionale per la radio e la televisione.

Il diritto di riunirsi e di manifestare è generalmente rispettato in conformità di una pertinente legge di recente adozione. Vi sono stati tuttavia casi isolati in cui il trattamento di persone trattenute dalle autorità locali non è stato consono alle norme e agli standard europei. Il diritto alla proprietà è teoricamente garantito, tuttavia necessita di ulteriori chiarimenti e di un impegno volto alla creazione di un mercato immobiliare e fondiario efficiente e moderno (catasto).

 

I miglioramenti nell'attuazione dello Stato di diritto in Albania, e al contempo la prosecuzione degli sforzi volti alla lotta contro la criminalità organizzata, dovrebbero costituire le principali priorità del

paese, dato che permangono problemi assai seri che ostacolano i miglioramenti in molti altri settori. Le condizioni inadeguate in cui versa il sistema giudiziario, dovute ad una carenza di risorse umane qualificate, ad una corruzione diffusa e all'affiliazione ai partiti devono essere il punto di mira per una concentrazione di risorse e di attenzione. Le condizioni di lavoro inadeguate, lo stato carente degli organi e dell'amministrazione giudiziari, le prestazioni e la cooperazione insoddisfacenti tra le procure, la polizia e i giudici devono essere rettificati d'urgenza.

- Perfezionare il quadro giuridico del sistema giudiziario e migliorare la formazione dei magistrati

- Assicurare la corretta applicazione della legislazione in materia di diritti umani da parte del sistema giudiziario e dei servizi preposti all'applicazione della legge, anche per mezzo di un miglioramento della formazione

- Sviluppare la capacità degli organismi preposti all'applicazione della legge e la loro cooperazione reciproca

- Intensificare la lotta contro la criminalità organizzata, il traffico e la tratta di esseri umani.

Rispetto e protezione delle minoranze

La costituzione albanese garantisce i diritti delle persone appartenenti a minoranze minoranze nazionali, ed in generale questi sono rispettati. La minoranza più consistente in Albania è quella greca, ma esistono anche piccole comunità di slavo-macedoni, montenegrini, valacchi e rom. Il Governo albanese si è assunto l'impegno di organizzare nei prossimi anni un censimento della composizione etnica della popolazione e di presentare una nuova legislazione in materia di minoranze.

Il Governo albanese si è impegnato a migliorare ulteriormente la legislazione pertinente per adeguarla pienamente alle vigenti norme europee. Nel settembre 2000 l'Albania ha ratificato la convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali, ma non ha ancora proceduto all'attuazione degli obblighi in materia di relazioni, connessi alla ratifica della convenzione. L'Albania garantisce il diritto di utilizzare le lingue delle minoranze nei procedimenti giudiziari, ma nella pratica le spese di traduzione/interpretazione devono essere sostenute dalla parte interessata.

La minoranza greca in Albania è organizzata attraverso l'associazione chiamata "Omonia" ed è rappresentata sul piano politico dal "Partito dell'unione dei diritti umani", che fa parte dell'attuale coalizione di governo. La minoranza gode di un regolare accesso ai mezzi di comunicazione. Le elezioni amministrative dello scorso anno sono purtroppo state contrassegnate da eccessi nazionalistici e da un conseguente acuirsi delle tensioni e aumento delle irregolarità in talune sezioni elettorali del comune di Himara, dove vive una forte minoranza di etnia greca.

- Abolire le "zone di minoranza" allo scopo di assicurare alle minoranze la possibilità di esercitare effettivamente tutti i loro diritti (tra i quali i diritti di proprietà e la possibilità di ottenere l'istruzione nella madrelingua) in tutto il territorio in conformità degli obblighi internazionali dell'Albania

- Elaborare una strategia nazionale volta all'integrazione sociale e economica di dette minoranze, segnatamente per quanto concerne le comunità rom.

- Effettuare un censimento della composizione etnica della popolazione in conformità degli standard internazionali.

Riforma dell'economia di mercato

Costanti progressi sono stati compiuti per quanto concerne la stabilità macroeconomica e nell'attuazione dei requisiti preliminari elencati nella relazione di fattibilità della Commissione, malgrado la persistente debolezza strutturale dell'economia albanese e l'elevata percentuale dell'economia sommersa. Un importante elemento che si prevede contribuirà ad una migliore gestione della spesa pubblica è stata l'adozione da parte del governo, alla fine del 2000, delle previsioni di spesa a medio termine (MTEF) (2001-2003). Per quanto concerne la liberalizzazione degli scambi, l'Albania è diventata membro dell'OMC nel 2000 e sta adempiendo gli impegni assunti in tale contesto. Effettivamente l'Albania non applica attualmente restrizioni quantitative sulle importazioni o le esportazioni e ha ridotto l'aliquota massima daziaria dal 18 al 15% (gennaio 2001). A cagione dell'entità dell'economia sommersa i dati statistici devono essere considerati con cautela.

Nel settore delle privatizzazioni ulteriori progressi sono stati realizzati con la liquidazione completa, il leasing o la vendita di tutte le piccole e medie imprese albanesi entro la fine del 2000. La privatizzazione della società di comunicazioni mobili albanese, realizzata con successo in giugno, ha spianato la via al rilascio di una concessione al secondo operatore di telecomunicazioni mobili nel febbraio 2001. Si prevede che parti del settore petrolifero (Servcom) saranno privatizzate nel corso del 2000, come pure le miniere di rame e di cromo. Per la fine del 2001 si prevede inoltre che sarà portata a termine la privatizzazione della Cassa di risparmio. E' appena stata approvata dal Parlamento la legge sulla privatizzazione di una percentuale oscillante tra il 51 e il 76% dell'operatore di telefonia fissa "Albtelecom".

 

Benché gli investimenti esteri diretti siano recentemente aumentati (il triplo degli anni precedenti) grazie alle privatizzazioni riuscite soprammenzionate, essi rimangono tuttora limitati a causa di ostacoli strutturali quali le complesse procedure amministrative, la corruzione della magistratura e della pubblica amministrazione, le infrastrutture scadenti e, sporadicamente, un clima di occasionale insicurezza, malgrado i considerevoli progressi in materia di consolidamento dell'ordine pubblico. La riforma del settore finanziario ha compiuto progressi ma ulteriori sforzi sono necessari per migliorare il contesto giuridico, normativo e di vigilanza per quanto riguarda il settore bancario.

- Attuare la strategia per la crescita e per la riduzione della povertà

- Sviluppare meccanismi per l'attuazione e il monitoraggio delle previsioni di spesa a medio termine (MTEF)

- Proseguire gli sforzi volti a rafforzare l'esazione delle imposte e ridurre l'evasione fiscale

- Ridurre la corruzione e la frode

- Accelerare la ristrutturazione e la privatizzazione delle grandi imprese in settori strategici

- Rendere operativa l'Agenzia nazionale per la promozione degli investimenti e adottare misure di tutela degli investimenti esteri

- Attuare il piano d'azione nel settore dell'energia

Cooperazione regionale

L'Albania si è impegnata a svolgere un ruolo costruttivo nella regione, a livello tanto bilaterale quanto multilaterale. Le autorità albanesi hanno sottoscritto numerosi accordi con Stati limitrofi nel periodo che va dal gennaio 1998 al febbraio 2001. Si tratta per la maggior parte di accordi di cooperazione nei settori dell'istruzione, della cultura e dell'economia. L'Albania si sta attualmente adoperando per l'istituzione di una zona di libero scambio con l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia e ha intensificato in maniera significativa la cooperazione con i suoi vicini dell'UE nel settore della giustizia e degli affari interni. Nel contesto della difficile situazione politica nella confinante ex Repubblica jugoslava di Macedonia nonché in Kosovo e nella Serbia Meridionale, l'Albania ha esplicitamente condannato le azioni perpetrate da gruppi estremistici di etnia albanese, allineandosi alle posizioni della Comunità internazionale. Nel caso dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia ha condotto e conduce un dialogo costruttivo sia con le autorità che con i leader politici dell'etnia albanese. L'Albania ha inoltre migliorato le proprie relazioni con la RFJ ristabilendo le relazioni diplomatiche. Si è impegnata attivamente nel patto di stabilità e in altri consessi regionali (SECI, SEECP).

- Proseguire gli sforzi volti a combattere la criminalità organizzata e il traffico illecito attraverso il suo territorio o in partenza da esso in cooperazione con la comunità internazionale e con l'assistenza della stessa, rafforzando ulteriormente la vigilanza delle frontiere da parte delle forze dell'ordine (RFJ/Montenegro - Kosovo e ex Repubblica jugoslava di Macedonia)

- Rafforzare la cooperazione con gli Stati della regione nei settori della giustizia e degli affari interni - come convenuto nel Vertice di Zagabria - e attuare i pertinenti progetti del Patto di stabilità quale l'istituzione di interconnessioni energetiche e di collegamenti di trasporto.

- Continuare ad esercitare la influenza presso le comunità di etnia albanese nei paesi limitrofi al fine di promuovere la pace e la stabilità.

2. Conclusioni operative

Il Consiglio ha accolto con soddisfazione la relazione della Commissione sui lavori del Gruppo di orientamento ad alto livello UE-Albania. Ha riconosciuto i progressi significativi compiuti dall'Albania ed ha pertanto invitato la Commissione a sviluppare questa dinamica per presentare a breve scadenza un progetto di direttive di negoziato per la negoziazione di un accordo di stabilizzazione e di associazione con l'Albania, se possibile entro la fine dell’anno.

Per sostenere il processo di riforma in corso ai fini della preparazione dei futuri negoziati per un accordo di stabilizzazione e di associazione, il Consiglio ha convenuto di istituire al più presto una task force mista consultiva con l'Albania.

B. Bosnia-Erzegovina

Per la prima volta in 10 anni, il governo centrale e il governo della Federazione di Bosnia-Erzegovina sono costituiti da partiti non nazionalisti del raggruppamento multietnico "Alleanza per il cambiamento", che ha manifestato il suo impegno nei confronti della multietnicità e dell'integrazione europea. Nella Republika Srpska il Primo ministro, sig. Mladen Ivanic, ha adottato una linea politica pragmatica sostenendo l’"Alleanza", a livello statale. L’obiettivo del nuovo Consiglio dei ministri nelle relazioni con l'UE è quello di completare la tabella di marcia. Le priorità immediate includono, fra l'altro, la legge elettorale, la legge sulla funzione pubblica, l'attuazione delle norme in materia di proprietà e condizioni sostenibili per i rimpatri.

 

Le tensioni, tuttavia, persistono. I particolari problemi della Bosnia-Erzegovina si esemplificano attraverso due questioni di attualità: (i) una distanziazione rispetto ad un "autogoverno croato" ispirato dall’Unione democratica croata della Bosnia-Erzegovina (HDZ), presente prevalentemente in Erzegovina e caratterizzato da intimidazioni sistematiche e occasionali atti di violenza; (ii) l’ondata di violenza a Trebinje e Banja Luka (Republika Srpska) non appena sono iniziati i lavori di ricostruzione delle moschee. L’accettazione di un’integrazione è lungi dall’essere universalmente condivisa.

Nonostante gli aiuti per oltre 5 miliardi di dollari USA, la Bosnia-Erzegovina resta uno dei paesi più poveri d’Europa (PIL pro capite 972 dollari); il livello del suo PIL è appena al di sopra della metà di quello precedente alla guerra. Le percentuali di crescita sono regredite per il declino dell’assistenza da parte di donatori (+10-12% nel 2000, +4,5% (valore stimato) nel 2001). Dati i limiti delle risorse interne, la Bosnia-Erzegovina deve passare da una crescita basata sulle donazioni ad una crescita basata sugli investimenti, però le condizioni per attrarre investimenti esteri diretti rimangono poco allettanti.

1. Questioni che richiedono particolare attenzione

Principi democratici

I progressi nel soddisfare i criteri ancora in sospeso nella tabella di marcia e nel portare avanti il processo di pace sono ostacolati dall’ostruzionismo dei nazionalisti che rallentano l'azione legislativa della Bosnia-Erzegovina. L’eterna lotta tra coloro che sono a favore di un rafforzamento dello Stato e quelli che tutelano i poteri delle entità è attualmente molto sentita. La sfida alla costituzione lanciata dall’"autogoverno croato" dell’HDZ/CNC e le battute di arresto nel processo di pace e di riconciliazione nella Republika Srpska hanno fortemente complicato il processo di costruzione dello Stato. Il Consiglio dei ministri si basa su una debole maggioranza e non ha molto tempo per ottenere risultati prima delle elezioni del 2002. L’adozione di norme in materia di funzione pubblica e di elezioni è un importante criterio contenuto nella tabella di marcia. Tra bosniaci, serbi e croati resta profonda la divisione creata dalla guerra. La mancanza di volontà politica e di ottimismo nei confronti del futuro, ed anche una diffusa corruzione, sono i principali motivi che rallentano il ritmo della reintegrazione e della riconciliazione.

Le influenze politiche sui mezzi di informazione sono una consuetudine. Di recente la situazione dei mezzi di informazione si è deteriorata nelle zone controllate dai croati per effetto del cosiddetto "autogoverno croato". È molto importante rafforzare i mezzi di informazione indipendenti e creare un sistema radiotelevisivo pubblico. All’inizio di maggio sono cominciate le trasmissioni di un’emittente radiofonica di servizio pubblico.

- Rispetto dell’accordo quadro generale per la pace - Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia (ICTY), eliminazione delle strutture di potere parallele (specialmente nella Federazione di Bosnia-Erzegovina), ecc.

- Adozione di una legge elettorale e organizzazione da parte delle autorità della Bosnia-Erzegovina di elezioni libere e regolari (le prossime sono previste per il 2002)

- Rafforzamento di istituzioni comuni, funzionali e democraticamente applicabili, specialmente a livello statale in Bosnia-Erzegovina, e adozione della legge sulla funzione pubblica

- Rafforzamento della società civile

- Rafforzamento di un contesto fatto di mezzi di informazione indipendenti.

Diritti umani e Stato di diritto

In linea di massima, si registra una lenta ma costante tendenza al miglioramento della situazione dei diritti umani. Tuttavia, nel paese esistono notevoli problemi in questo campo. Si verificano aggressioni contro rimpatriati appartenenti a minoranze, giornalisti ed esponenti politici. Le discriminazioni per motivi etnici sono una consuetudine. Il settore dell’istruzione è basato in ampia misura sulla segregazione etnica.

Probabilmente, il modo più significativo per rafforzare i diritti umani in Bosnia-Erzegovina è far sì che sia pienamente attuata la decisione della corte costituzionale della Bosnia-Erzegovina sulle "popolazioni costituenti". Le commissioni costituzionali parlamentari delle entità stanno attualmente formulando modifiche intese ad armonizzare le costituzioni delle entità con quella della Bosnia-Erzegovina. Il rafforzamento dello Stato di diritto mediante l’istituzione di un potere

giudiziario davvero indipendente continua con il processo di revisione del sistema giudiziario. È necessario proseguire la riforma delle forze di polizia della Bosnia-Erzegovina.

- Rafforzamento del sistema giudiziario, tra l’altro grazie ad un numero sufficiente di giudici con una formazione adeguata

- Rafforzamento dello Stato di diritto tramite la riforma giudiziaria, la riforma della polizia e il potenziamento del servizio nazionale di frontiera per combattere la criminalità e la corruzione

- Rafforzamento della lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione ed alla tratta di esseri umani.

Rispetto e protezione delle minoranze

Fino a quando le costituzioni delle entità non saranno modificate, rendendo bosniaci, serbi, croati e altre etnie popolazioni costituenti di tutta la Bosnia-Erzegovina, i diritti di queste etnie non saranno del tutto salvaguardati. Il Consiglio dei ministri ha elaborato una legge sui diritti delle minoranze etniche che sarà discussa con le entità e con le minoranze etniche prima di essere presentata al Parlamento. Nella versione attuale questa legge definisce minoranze 17 gruppi etnici. Ogni minoranza avrebbe diritto a ricevere un’istruzione nella propria lingua nelle zone in cui essa è maggioritaria, e avrebbe diritto a far parte degli enti locali nelle zone in cui rappresenta oltre il 3%.

Per quanto riguarda il rimpatrio di profughi e sfollati, i rimpatri di minoranze in Bosnia-Erzegovina sono raddoppiati nel primo trimestre del 2001 rispetto al 2000. Si verificano tuttavia atti di violenza connessi con il rimpatrio di profughi. L’attuazione della legge sulla proprietà è lenta e spesso viene ostacolata da autorità locali. Le percentuali delle riappropriazioni che hanno avuto buon fine presentano notevoli variazioni e sono in media del 13% nella Republika Srpska e del 32% nella Federazione. Questo processo deve essere accelerato.

- Attuazione della disposizione della corte costituzionale della Bosnia-Erzegovina sulle popolazioni costituenti

- Garanzie dei diritti delle minoranze

- Rafforzamento delle condizioni che consentono un rimpatrio sostenibile dei profughi in conformità dell'accordo di Dayton/Parigi.

Riforma dell’economia di mercato

L’economia della Bosnia-Erzegovina si trova in terribili difficoltà. La maggior parte dei cittadini ha un tenore di vita squallido. La disoccupazione è in media del 40%. Il rischio di un aumento degli scioperi e di una crescita dei disordini sociali è elevato. Il Consiglio dei ministri dispone di esigue risorse proprie, facendo affidamento per circa il 75% su contributi delle entità.

L’orientamento di queste ultime, specialmente della Republika Srpska, in materia fiscale è motivo di preoccupazione. Il Consiglio dei ministri deve dare alle riforme economiche un impulso vigoroso. La creazione in Bosnia-Erzegovina di uno spazio economico unico e l’eliminazione di tutte le barriere commerciali esistenti tra le entità sono determinanti per il progresso economico. La Bosnia-Erzegovina deve passare da una crescita indotta dai donatori ad una crescita affidata sempre più alle forze esistenti al suo interno. L’attrazione di investimenti esteri diretti deve essere una priorità immediata. Il clima poco allettante per gli investimenti deve essere migliorato semplificando complesse norme amministrative. Va incoraggiato lo sviluppo del settore privato e va accelerata la privatizzazione. Un maggiore rispetto e l’applicazione delle politiche doganali e fiscali sono determinanti per la lotta ai diffusi fenomeni di contrabbando, frode ed evasione fiscale. L’istituto unico di normalizzazione della Bosnia-Erzegovina, imposto dall’Alto Rappresentante, deve essere approvato dal Parlamento ed opportunamente finanziato. Devono essere emanate leggi in materia di concorrenza e protezione dei consumatori.

- Proseguire le riforme economiche in atto, specialmente la creazione di un mercato unico, e continuare la privatizzazione

- Razionalizzare e ridurre le spese militari delle entità

- Aumentare l'esazione fiscale e le risorse proprie del Consiglio dei ministri

- Attrarre gli investimenti esteri diretti grazie ad una legislazione appropriata, anche mediante l'attuazione delle norme in materia di proprietà, leggi sulla concorrenza e sulla tutela del consumatore nonché un istituto nazionale unico di normalizzazione della Bosnia-Erzegovina.

Cooperazione regionale

Il rafforzamento dei rapporti bilaterali con la Croazia e con la Repubblica federale di Jugoslavia (RFJ) è un presupposto determinante affinché il processo di pace progredisca. La recente istituzione di consigli interstatali di cooperazione con la Croazia e la RFJ è un segnale positivo di miglioramento dei rapporti. La Croazia e la RFJ, essendo firmatarie dell’accordo quadro generale per la pace, hanno responsabilità e influenza notevoli sugli sviluppi in Bosnia-Erzegovina.

La Bosnia-Erzegovina è diventata sempre più un paese di transito della migrazione clandestina verso l’UE. La cooperazione regionale nel settore della giustizia e degli affari interni è di estrema importanza. La dichiarazione congiunta di Sarajevo del 28 marzo, adottata dalla Bosnia-Erzegovina e dai suoi vicini in seguito al vertice di Zagabria sulla cooperazione regionale in materia di asilo ed immigrazione, deve essere attuata effettivamente.

Assicurare il finanziamento per l’ulteriore potenziamento del servizio nazionale di frontiera è determinante affinché la Bosnia-Erzegovina abbia pienamente il controllo dei propri confini. Il 4 maggio, i ministri degli Interni di Croazia, FRJ e delle entità della Bosnia-Erzegovina hanno concluso, sotto l’egida della Missione dell'ONU in Bosnia-Erzegovina, un accordo di cooperazione regionale nella lotta alla criminalità organizzata e ai traffici illegali.

- Sviluppo di relazioni di buon vicinato, specialmente con l'RFJ e la Croazia

- Istituzione di efficaci controlli alle frontiere, anche mediante l'adozione della legge sulle frontiere statali ai fini della lotta all'immigrazione clandestina, conformemente alla dichiarazione di Sarajevo del 28 marzo.

Osservanza degli obblighi internazionali e degli accordi di pace

Cinque anni e mezzo dopo la firma dell’accordo quadro generale per la pace, è ancora necessaria una massiccia partecipazione internazionale in Bosnia-Erzegovina affinché il processo di attuazione della pace progredisca. Malgrado gli sforzi compiuti dai governi locali, la Bosnia-Erzegovina è lungi dall’essere uno Stato vitale, dotato di strutture sostenibili, che possa assumere la titolarità esclusiva dell’attuazione dell’accordo di Dayton. Grazie agli sforzi dell’Alto Rappresentante, sig. W. Petritsch e di altre personalità internazionali, che hanno compensato l’assenza di volontà politica in Bosnia-Erzegovina, il processo di pace procede a piccoli passi. Il cosiddetto "autogoverno croato" è una struttura parallela clandestina che deve essere eliminata. La cooperazione con il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia è scarsa, specialmente per quanto riguarda la Republika Srpska. Le autorità di quest’ultima non hanno avviato alcun arresto di persone indiziate di crimini di guerra. Il progetto di legge della Republika Srpska in materia di cooperazione con il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia deve essere accompagnato da rapidi interventi.

- Ulteriori sforzi per ottemperare del tutto all’accordo di Dayton/Parigi

- Proseguimento degli sforzi per una completa cooperazione con il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, specialmente per quanto riguarda la Republika Srpska.

2.

Conclusioni operative

Il Consiglio ha espresso il suo apprezzamento per gli sforzi compiuti dal nuovo Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina per avanzare lungo la strada dell'integrazione europea. Ha ricordato che il vertice di Zagabria ha esortato la Bosnia-Erzegovina ad attuare la tabella di marcia dell'UE entro il primo semestre del 2001, affinché la Commissione possa procedere a uno studio di fattibilità quale passo successivo nel processo di stabilizzazione e di associazione. Il Consiglio resta in attesa di una relazione della Commissione sullo stato di completamento della tabella di marcia.

C. Croazia

La Croazia è, nel complesso, una democrazia stabile e dal cambio di governo del gennaio 2000 ha compiuto evidenti progressi nel processo di riforma. La riforma costituzionale ed un più chiaro riequilibrio dei poteri istituzionali hanno costituito risultati importanti. Le autorità devono tuttora confrontarsi con problemi strutturali e con le conseguenze del relativo isolamento del sistema economico in passato. Sono necessari ulteriori sforzi per raccogliere le sfide del processo di transizione e attuare pienamente l'ambizioso calendario delle riforme.

La Croazia è uno dei paesi della regione economicamente più sviluppati (nel 2000 il PIL procapite era stimato a 4.230 dollari USA). Dopo una breve recessione il PIL ha ripreso a crescere nell'ultimo trimestre del 1999, sebbene in modesta percentuale e grazie a fattori esterni favorevoli. La situazione macroeconomica globale è incoraggiante, con una crescita positiva nel 2000 (3,7% rispetto all'anno precedente), un'inflazione relativamente bassa (4,5% alla fine dell'anno), un tasso di cambio stabile e una bilancia corrente soddisfacente prevista per il 2001.

1. Questioni che richiedono particolare attenzione

Principi democratici

Il governo ha compiuto sforzi per accrescere le libertà politiche e trasformare la Croazia in una democrazia liberale e più stabile. Il processo di effettivo decentramento e rafforzamento delle amministrazioni locali è iniziato e il trasferimento di certi poteri al livello locale, previsto in una nuova legge, entrerà in vigore il 1° luglio. Diversi altri elementi delle necessarie riforme sono in attesa di decisione. È stata promulgata una nuova legge elettorale che prevede elezioni democratiche. Miglioramenti sono tuttavia ritenuti necessari per quanto concerne la rappresentanza e la partecipazione delle minoranze. Il Parlamento ha approvato una nuova legge sull'ente radiotelevisivo nazionale, la HRT, mentre la nuova legge sulle telecomunicazioni, che costituirà una parte importante del processo di privatizzazione, è attualmente all'esame del Parlamento. La trasformazione della HRT in un'emittente di servizio pubblico non ha tuttavia ancora avuto luogo e non è stata presa alcuna decisione definitiva in merito alla privatizzazione della stampa ancora di proprietà statale ("Vjesnik" e "Slobodna Dalmacija"). La privatizzazione della terza rete, raccomandata dal Consiglio d'Europa e dall'OSCE, dovrebbe avvenire nella piena trasparenza.

- Perseguire un effettivo decentramento ed un rafforzamento delle amministrazioni locali

- Migliorare le procedure per l'attuazione delle disposizioni previste nella nuova legge elettorale per quanto attiene alla rappresentanza delle minoranze

- Proseguire la riforma delle emittenti radiotelevisive con l'adozione definitiva della legge sulle telecomunicazioni, ivi compresa la privatizzazione della terza rete TV in condizioni di piena trasparenza.

Diritti umani e Stato di diritto

Il Governo croato ha avviato una riforma sostanziale del quadro legislativo che disciplina le istituzioni democratiche. Tali sforzi devono essere proseguiti ulteriormente. Tra le necessarie riforme dovrebbero figurare sia ampie modifiche legislative che una revisione amministrativa dell'ordinamento giudiziario. Quanto alla corruzione, si è presa la decisione di istituire un organismo indipendente anticorruzione (l'USKOK), che però non è ancora stata attuata.

- Portare avanti una riforma sostanziale dell'ordinamento giudiziario al fine di consolidare il processo democratico

- Attuare l'impegno del governo di combattere la corruzione con azioni concrete.

 

Rispetto e protezione delle minoranze

I diritti e le liberà sono in genere rispettati, ma vi sono ancora possibilità di miglioramenti per quanto concerne i diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali. Il termine, già prorogato (maggio 2001), per l'adozione di una nuova legge costituzionale sulla protezione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e sulla protezione dei diritti delle comunità e minoranze etniche e nazionali è scaduto e non vi è alcun indizio che una proposta stia per essere presentata al Parlamento. Il Governo ha di recente annunciato una politica nuova e più risoluta in materia di rimpatrio dei profughi ("conclusioni di Knin"). In aggiunta a tali sforzi occorre avviare iniziative per assicurare un rientro costante e sostenibile dei profughi nelle zone colpite dalla guerra. Il regime legale, non ancora riformato, relativo alla reintegrazione nel possesso di immobili e beni fondiari, ivi compresa la questione dei diritti di occupazione e di proprietà perduti, rappresenta tuttora un ostacolo considerevole. Occorre continuare ad agire per assicurare che si proceda a sfratti nei casi di occupazione multipla e illegale. L'OSCE ha delineato le decisioni pertinenti in materia di modifiche legislative e amministrative che è necessario adottare per consentire un rientro sostenibile dei profughi.

- Adottare la nuova legge costituzionale sulla protezione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e sulla protezione dei diritti delle comunità e minoranze etniche e nazionali

- Dare piena attuazione al processo di rientro dei profughi. Ciò implica il proseguimento di un dialogo costruttivo e della cooperazione con le autorità della Bosnia-Erzegovina e della RFJ. Costanti sforzi sono necessari per favorire il rientro, mediante la creazione di condizioni sostenibili a tal fine, la reintegrazione nel possesso di immobili e beni fondiari, la soluzione del problema delle commissioni edilizie inefficienti e la messa a disposizione di alloggi alternativi.

Riforma dell'economia di mercato

La Croazia dispone di una solida base industriale, di una manodopera qualificata e istruita e di settori che presentano un elevato potenziale di sviluppo, ad esempio il settore turistico. Il consolidamento del settore bancario prosegue e sembra che stia ritornando la fiducia di banche e risparmiatori. È stata di recente adottata una nuova legge sulla Banca centrale che è conforme agli standard internazionali e conferisce a tale Banca maggiore autorità e indipendenza. Una combinazione di crescita economica lenta negli scorsi anni, di ristrutturazione e di modernizzazione dell'economia che si trascinano e di aumenti salariali superiori agli incrementi di produttività hanno indotto un'elevata e crescente disoccupazione (che ha raggiunto un tasso del 22,9% nel marzo 2001). Sono necessari ulteriori sforzi per eliminare le pastoie amministrative e semplificare le procedure burocratiche, che continuano ad ostacolare lo sviluppo del settore privato. Le riforme in questo settore sono una condizione essenziale per attivare investimenti esteri diretti su scala più vasta. Una ristrutturazione radicale è necessaria per pervenire ad un'economia di mercato con un settore pubblico più snello, efficiente e decentrato. Le riforme necessarie all'attuazione dell'accordo di stabilizzazione e di associazione nel settore della politica economica richiederanno una sforzo particolare. La realizzazione di sviluppi macroeconomici positivi dipenderà in larga misura dal perseguimento di una saggia combinazione di adeguamenti fiscali, disciplina salariale e riforme strutturali in un contesto di continuata stabilità del tasso di cambio, nonché dalla stretta osservanza del programma di riforme concordato con l'FMI e la Banca mondiale. Il 19 marzo 2001 è stato approvato un accordo di stand-by (SBA) con l'FMI, che fornisce a tale riguardo un importante quadro di politica economica e di controllo nella sfera economica.

- Perseguire una politica tributaria stabile e sostenibile, che comprenda anche una riduzione delle retribuzioni del settore pubblico

- Razionalizzare e snellire, anche con le privatizzazioni il vasto settore pubblico

- Migliorare il quadro giuridico e creare le condizioni per lo sviluppo del settore privato, in particolare il settore del turismo

- Rafforzare i sistemi pensionistico e sanitario

- Attuare misure attive per l'occupazione (formazione, istruzione).

Cooperazione regionale

La Croazia deve svolgere un ruolo centrale nella stabilizzazione durevole della regione. Le relazioni con la Bosnia-Erzegovina sono ora sotto i riflettori, e il governo croato ha esortato i croati di Bosnia a cercare soluzioni all'interno del quadro costituzionale e istituzionale della Bosnia-Erzegovina. I contatti tra funzionari del governo con le controparti jugoslave sono generalmente positivi, ma il dialogo con la RFJ deve essere ulteriormente migliorato. La cooperazione regionale, in particolare in materia di giustizia e affari interni, costituirà un aspetto importante dell'accordo di stabilizzazione e di associazione. Di recente un accordo di cooperazione in materia di immigrazione clandestina e criminalità organizzata è stato sottoscritto con la Bosnia-Erzegovina e la RFJ.

- Compiere sforzi per sviluppare relazioni di totale trasparenza con la Bosnia-Erzegovina e migliorare quelle con la RFJ al fine di risolvere le questioni in sospeso, in particolare quella della penisola di Prevlaka

- Avviare quanto prima negoziati per una convenzione in materia di cooperazione regionale con l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, come richiesto dagli accordi di stabilizzazione e di associazione

- Assicurare che le espulsioni di stranieri indesiderabili avvengano solo verso i paesi dai quali sono entrati in Croazia

- Continuare a condannare le contestazioni o le provocazioni nei confronti delle istituzioni comuni della Bosnia-Erzegovina.

 

Osservanza degli obblighi internazionali e degli accordi di pace

La Croazia ha compiuto passi positivi per cooperare con il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia (ICTY) ma continua ad esservi necessità di una piena osservanza degli obblighi derivanti dall'ICTY. L'UE riconosce che in complesso le relazioni tra la Croazia e la Bosnia-Erzegovina si sono rafforzate. Il governo croato ha anche compiuto un serio sforzo per ridurre i trasferimenti ai croati della Bosnia-Erzegovina, nonché per rendere più trasparenti detti trasferimenti. In seguito a imbarazzanti segnalazioni internazionali, il governo croato chiede ora che sia effettuata una revisione contabile indipendente dei suoi trasferimenti dello scorso anno, al contempo congelando i trasferimenti previsti nel bilancio statale dell'attuale esercizio.

- Compiere sforzi costanti ai fini della piena osservanza degli accordi di Dayton/Parigi e di Erdut

- Proseguire gli sforzi per una piena cooperazione con il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, compreso il trasferimento all'Aia dei croati incriminati per reati commessi in territorio croato

- Accrescere la trasparenza nelle relazioni con la confinante Bosnia-Erzegovina, in particolare nel settore delle transazioni finanziarie a beneficio dei croati di Bosnia.

2. Conclusioni operative

Il Consiglio ha espresso compiacimento per la sigla dell'accordo di stabilizzazione e di associazione con la Croazia del 14 maggio, che segna un passo storico nel processo di integrazione della Croazia nelle strutture europee. La futura firma dell'accordo e la conclusione dell'accordo interinale stabiliranno per la prima volta relazioni contrattuali reciproche tra l'Unione e la Croazia. In attesa dell'entrata in vigore dell'accordo interinale e dell'accordo di stabilizzazione e di associazione, comprese le relative disposizioni istituzionali, il Consiglio ha convenuto che occorre mantenere la task force consultiva mista e formalizzare il dialogo politico mediante una dichiarazione congiunta dell'UE e della Croazia.

D. Repubblica federale di Jugoslavia

La Repubblica federale di Jugoslavia è oggi un partecipante ed un beneficiario a pieno titolo del processo di stabilizzazione e di associazione. A meno di otto mesi dalla "rivoluzione democratica", il Governo federale ed il Governo serbo hanno compiuto progressi in numerosi settori, anche se le sfide da essi ricevute in eredità restano immense. Dopo il consolidamento delle strutture politiche, l'accento è stato messo sulle riforme intese a creare le condizioni di base per il funzionamento dell'economia di mercato. La conferenza dei donatori a favore dell'RFJ, prevista per il 29 giugno, è diventata per le autorità un obiettivo preciso. Un'altra questione prioritaria è la soluzione delle future relazioni costituzionali tra la Serbia e il Montenegro nel quadro di un dialogo franco all'insegna dello spirito di compromesso, per giungere ad una nuova definizione concordata delle relazioni tra i due paesi in un quadro federale rinnovato conformemente ai principi democratici. Ciò accelererebbe tra l'altro il processo di riforma in atto. Belgrado ha svolto un ruolo fondamentale e costruttivo nella soluzione della crisi nella Serbia meridionale. Tale questione, nonché gli sviluppi nel Kosovo ed agli effetti dello stato di tensione nell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, hanno tuttavia distolto l'attenzione da altri aspetti del processo di riforma interno.

1. Questioni che richiedono particolare attenzione a livello federale/serbo e a livello del Montenegro nonché nel Kosovo

i) A livello federale/serbo

Principi democratici, diritti umani e Stato di diritto

A livello politico il rispetto dei principi democratici, dei diritti umani e dello Stato di diritto è aumentato. Sono state adottate varie nuove leggi, quali la legge sull'amnistia adottata all'inizio di marzo. È stata istituita una "Commissione verità", che per stimolare l'apertura e la trasparenza delle procedure di indagine sui crimini. Numerose persone implicate con il precedente regime e sospettate di abuso di potere, reati economici e omicidio sono state arrestate o sono attualmente indagate. È stata creata un'agenzia per la lotta alla corruzione ed è in corso di elaborazione una legge anti-corruzione. È stato creato un servizio per la lotta alla criminalità organizzata ed il governo ha proposto la formazione di una commissione parlamentare di controllo dei servizi di sicurezza nazionali. È stata presentata al Parlamento una risoluzione relativa ad un codice di condotta per i funzionari statali, che propone fra l'altro di istituire un organismo di controllo dell'amministrazione statale. Un nuovo codice penale repubblicano è stato proposto al Parlamento.

Tuttavia resta ancora molto da fare, soprattutto nei settori della riforma giudiziaria, dell'indipendenza dei mezzi di informazione e dei diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali. Circa 260 prigionieri di origine etnica albanese, alcuni dei quali sono presumibilmente prigionieri politici, sono tuttora detenuti. Inoltre la questione delle persone scomparse durante il conflitto nel Kosovo attende ancora di essere affrontata in modo efficace. La lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione è uno dei problemi più ardui con cui il paese dovrà confrontarsi. I tre casi eminentemente politici (Curuvija, Stambolic e l'autostrada di Ibarska) restano insoluti. Il nuovo codice penale repubblicano che è stato proposto al Parlamento necessiterà un'armonizzazione tra il livello federale e il livello delle repubbliche. Il mantenimento della pena di morte nel nuovo codice penale desta viva preoccupazione. Alle migliorie ed alle riforme strutturali realizzate a livello politico devono far seguito precisi calendari di attuazione, soprattutto nel settore della riforma giudiziaria.

-

Risolvere la questione dei kosovari-albanesi ancora detenuti, nonché quella delle persone scomparse

- Sopprimere dalla legislazione le norme restrittive ancora esistenti

- Abolire urgentemente la pena di morte dal codice penale repubblicano

- Sviluppare mezzi di informazione indipendenti e promuovere un clima sano nel settore dei media.

Rispetto e protezione delle minoranze

La situazione delle minoranze nazionali è migliorata dal settembre dello scorso anno. Sono in corso di elaborazione sia una nuova legge sulle minoranze nazionali che una legge sull'autonomia locale. In molte regioni del paese, tuttavia, la situazione sul terreno permane difficile per le minoranze (quali i rom e/o le persone di etnia albanese). Occorre proseguire gli sforzi, per far sì che tutti i cittadini godano di pari opportunità a livello giuridico, economico e sociale. L'impegno assunto dalle autorità serbe nei confronti delle misure miranti a rafforzare la fiducia nella Serbia meridionale, così come la loro rapida attuazione, sono stati accolti con grande favore.

- Consolidare ulteriormente i diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali e contrastare risolutamente la discriminazione e l'intolleranza nei confronti delle minoranze

- Adottare la legge sull'autonomia locale.

Riforma dell'economia di mercato

L'ingresso dell'RFJ nelle istituzioni finanziarie internazionali è importante, al pari del suo accesso a titolo provvisorio ed eccezionale alle risorse dell'Associazione internazionale per lo sviluppo (IDA) concessole dalla Banca mondiale. Sta per essere ultimato un accordo di stand-by con l'FMI. Si sono compiuti progressi per quanto riguarda il ripristino della stabilità macroeconomica e l'avvio del processo di trasformazione da un'economia pianificata ad una moderna economia di mercato. Fra i risultati positivi figurano l'adozione di una nuova legislazione in materia di impiego, una legge sulla tassazione straordinaria dei redditi e sui beni acquisiti indebitamente durante il regime di Milosevic ed una nuova legge sulla privatizzazione. Anche in ambito tributario sono stati realizzati alcuni progressi, in particolare grazie ad un primo tentativo di risanamento del bilancio e di semplificazione fiscale. Tuttavia la transizione dell'RFJ è appena cominciata e il calendario delle riforme è ancora molto fitto. Sarà necessario compiere ulteriori progressi, in particolare nei seguenti settori:

- razionalizzazione della spesa pubblica, anche con una riduzione delle spese militari;

- creazione di un quadro legislativo, istituzionale e politico che stimoli lo sviluppo del settore privato;

- privatizzazione delle imprese collettive e delle imprese di Stato;

- adozione di una legge sugli investimenti esteri che garantisca i diritti di tutti gli investitori;

- miglioramento della pubblica amministrazione (quadro giuridico, affidabilità, minore discrezionalità nelle decisioni amministrative, ecc.)

- lotta contro la corruzione.

Cooperazione regionale

Sono state instaurate relazioni diplomatiche con tutti i paesi limitrofi e la cooperazione regionale è sensibilmente migliorata. Belgrado stabilisce attualmente contatti con le istituzioni della Bosnia- Erzegovina a Sarajevo, pur continuando a sviluppare i suoi legami speciali con la Republika Srpska. Recentemente i ministri degli interni dell'RFJ, della Croazia e della Bosnia- Erzegovina hanno firmato un accordo di cooperazione nel settore della criminalità organizzata e dell'immigrazione clandestina. Le questioni insolute riguardanti i profughi devono essere ancora affrontate in modo adeguato. Nelle relazioni con la Croazia la questione regionale di Prevlaka attende ancora una soluzione.

- Avviare iniziative coordinate a livello regionale per risolvere le questioni riguardanti i diritti di proprietà e/o il reinserimento economico e sociale di coloro che scelgono liberamente il rimpatrio

- Dare pieno sostegno al processo di Dayton nelle relazioni con la Bosnia-Erzegovina, privilegiando le istituzioni statali comuni di questo paese. Qualsiasi contestazione o provocazione illecita nei confronti delle istituzioni comuni della Bosnia-Erzegovina deve essere oggetto di una ferma condanna

- Perseguire la cooperazione regionale e la riconciliazione, ad esempio nel quadro del patto di stabilità, del processo di cooperazione nell'Europa sudorientale (SEECP) e di altri sedi pertinenti. La soluzione delle questioni regionali in sospeso, ad esempio quella di Prevlaka, rientra in tale obiettivo.

Osservanza degli obblighi internazionali e degli accordi di pace

Una nuova atmosfera di dialogo caratterizza le relazioni dell'RFJ con gli interlocutori regionali e internazionali. L'RFJ ha assunto nei confronti dell'ICTY un atteggiamento più cooperativo. Sono state già adottate misure positive, quali l'arresto ed il trasferimento di un in un imputato e l'arresto dell'ex Presidente Milosevic. Molto resta da fare. Il nuovo governo deve rispettare tutti gli impegni internazionali da esso assunti e dovrebbe continuare a muoversi lungo la strada di una piena collaborazione con l'ICTY.

È inoltre essenziale che il dialogo positivo di Belgrado con la Missione delle Nazioni Unite nel Kosovo (UNMIK) continui, al fine di assicurare la partecipazione dei serbi del Kosovo alla società kosovara, ed anche ad elezioni in tutto il Kosovo.

- Avviare nuove iniziative, fra cui iniziative miranti ad una piena cooperazione con l'ICTY, per assicurare la piena osservanza degli accordi di Dayton/Parigi e Erdut. Ciò comporta il rispetto totale della risoluzione 827 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché la rapida adozione di un quadro giuridico appropriato. Occorre prendere misure concrete per preservare gli elementi di prova e consentire all'ICTY di accedervi e per promuovere la cooperazione per quanto concerne il trasferimento di imputati.

- Assicurare un autentico impegno a rispettare la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e il mantenimento di relazioni attive e strutturate con l'UNMIK.

ii) A livello del Montenegro

Principi democratici, diritti umani e Stato di diritto

In generale i principi democratici, i diritti umani e lo Stato di diritto continuano ad essere rispettati. L'impegno di attuare le riforme in Montenegro è fermo, e questo si è tradotto finora in riforme concrete del settore economico. Tuttavia gran parte delle energie politiche del Montenegro è andata sprecata a causa dell'instabilità delle relazioni in seno alla federazione jugoslava ed in molti altri settori il processo di riforma deve ancora tradursi in misure concrete. Vari progetti di legge concernenti la riforma del sistema giudiziario e del settore pubblico devono essere ancora adottati, come le leggi sui magistrati della procura, sugli organi giurisdizionali e sulle amministrazioni locali. Si deve ancora raggiungere una maggiore trasparenza nell'ambito del settore pubblico, ad esempio mediante misure che garantiscano una buona gestione degli affari pubblici, e la polizia dispone di un numero eccessivo di effettivi e non è stata ancora riformata. Restano inoltre insolute alcune questioni relative all'indipendenza dei mezzi di informazione ed agli standard del settore.

- Promulgare disegni di legge concernenti il sistema giudiziario e le amministrazioni locali, al fine di garantire la riforma, la trasparenza e la buona gestione degli affari pubblici

- Avviare una riforma radicale della polizia

- Assicurare l'indipendenza dei mezzi di informazione in conformità degli standard internazionali.

Rispetto e protezione delle minoranze

Le disposizioni costituzionali in materia di minoranze sono buone e in generale la prassi risulta essere soddisfacente.

- Opporsi risolutamente alle discriminazioni non ufficiali ed all'intolleranza nei confronti delle minoranze.

Riforme dell'economia di mercato

La situazione macroeconomica del Montenegro si è costantemente deteriorata nel decennio che ha visto la progressiva dissoluzione della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia, perturbazioni nei flussi commerciali, guerre nella regione, declino economico nel più ampio mercato serbo e scoppio della crisi del Kosovo.

Verso la fine del 2000 le autorità montenegrine si sono orientate verso una posizione politica più indipendente, adottando tra l'altro unilateralmente come unica moneta avente corso legale il marco tedesco/euro. La stabilità macroeconomica è stata ampiamente mantenuta, sebbene per lo più grazie a ingenti afflussi di fondi esteri, a copertura del disavanzo pubblico del bilancio dello stato. Sul fronte strutturale, sono stati avviati vari provvedimenti di riforma nel settore della finanza pubblica (miglioramento dei principi contabili, adozione di una legge di bilancio organica e misure intese a migliorare la riscossione delle entrate) e nel settore monetario (legge sulla banca centrale). Questi provvedimenti sono stati in larga misura realizzati mediante condizionalità connessa all'ingente assistenza finanziaria prestata dalla Comunità nel 2000.

Sono necessari ulteriori passi avanti, in particolare per quanto riguarda:

- l'ulteriore ristrutturazione della finanza pubblica, segnatamente attraverso l'introduzione di un sistema erariale al fine di migliorare il controllo della spesa;

- la promozione del processo di privatizzazione in maniera trasparente;

- il proseguimento della riforma del settore bancario;

- il sostegno alle piccole e medie imprese;

- la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, il contrabbando e i traffici illeciti.

iii) Kosovo

La comunità internazionale si impegna ad attuare pienamente la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L'UNMIK e la KFOR stanno lavorando alla creazione di un Kosovo pacifico, multietnico, multiculturale e democratico. In proposito l'adozione del regolamento relativo al quadro costituzionale per l'autogoverno provvisorio del Kosovo segna un passo importante nell'attuazione della risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e offrirà una base per le elezioni in tutto il Kosovo, previste per il 17 novembre. L'ulteriore sviluppo di relazioni di cooperazione tra Belgrado e l'UNMIK rappresenterà inoltre una priorità per l'instaurazione di un clima di fiducia all'interno della comunità serba del Kosovo, che dovrebbe partecipare all'organizzazione delle elezioni in tutto il Kosovo.

 

La creazione di un ambiente sicuro per tutta la popolazione del Kosovo resta una priorità. Sono necessari ulteriori miglioramenti nel rispetto dei diritti dell'uomo e nel rafforzamento dello stato di diritto. In particolare va garantito il corretto funzionamento del sistema giudiziario del Kosovo.

Molti passi avanti sono stati compiuti nella creazione e nello sviluppo di un'economia di mercato, sulla base degli orientamenti del pilastro UE dell'UNMIK. Tuttavia gli investimenti privati sono ancora insufficienti a causa dell'insicurezza, dei problemi di proprietà e in merito al futuro status. In ambito economico appare assolutamente prioritario lo sviluppo del settore privato, comprese le privatizzazioni. In questo senso è necessario un rapido progresso nella creazione o nel completamento dei fondamenti giuridici e istituzionali.

2. Conclusioni operative

Il Consiglio si compiace degli importanti progressi conseguiti dall'RFJ nel consolidamento della democrazia e nella promozione delle riforme economiche e giuridiche necessarie, nonché degli sforzi intesi a realizzare la piena cooperazione con l'ICTY. Ricordando le prospettive delineate nel vertice di Zagabria, il Consiglio conviene di tenere la prima riunione della task force consultiva UE-RFJ possibilmente entro fine luglio, come primo passo verso un accordo di stabilizzazione e associazione. Il Consiglio auspica la riuscita della conferenza dei donatori, prevista per il 29 giugno.

E. Ex Repubblica jugoslava di Macedonia

La situazione politica è tesa in seguito alle azioni degli estremisti di etnia albanese dell’"Esercito di liberazione nazionale", iniziate a marzo 2001. Conseguentemente, i rapporti interetnici si sono notevolmente deteriorati negli ultimi mesi, e si è reso evidente che è questo l’unico problema capitale di fronte a cui si trova il paese. Quindi, si è creato un governo di unità nazionale per superare la crisi, per avviare un efficace dialogo interetnico e per affrontare riforme generali in linea con l’accordo di stabilizzazione e di associazione, nonché con le comprensibili preoccupazioni in merito ai diritti e allo status delle minoranze. In seguito all’ultima visita dell’Alto Rappresentante Solana a Skopje (28 e 29 maggio), i dirigenti dei quattro partiti si sono impegnati a realizzare entro il 15 giugno progressi significativi riguardo all’agenda delle riforme del Presidente Trajkovski.

Gli sviluppi sotto il profilo macroeconomico sono stati incoraggianti nel 2000, dato che il PIL in termini reali è aumentato del 5,1%. La Ex Repubblica jugoslava di Macedonia ha compiuto progressi nelle riforme economiche e nel consolidamento dell’apparato istituzionale. La nazione è classificata tra i paesi a reddito medio/basso e nel 2000 il PIL pro capite si è attestato a 1885 dollari USA. Alla fine del 2000 le politiche macroeconomiche hanno cominciato a indebolirsi e le finanze dello Stato saranno gravate da un aumento delle spese militari dovuto alla crisi, mentre le riforme strutturali, compresa la privatizzazione, sembrano in stallo.

1. Aspetti che richiedono speciale attenzione

Principi democratici

I principi democratici sono in linea di massima rispettati e il processo di democratizzazione procede nel complesso in modo regolare. Tuttavia, le tensioni interetniche si sono drammaticamente accentuate nell’attuale crisi. Si è posto in essere un dialogo interetnico rafforzato per compiere progressi rapidi nel processo di riforma, ad esempio consolidando gli organi di autogoverno locale e integrando i gruppi etnici sotto rappresentati nell’amministrazione. Si registrano carenze nella legislazione in materia di elezioni municipali, e non è ben definito il ruolo della commissione elettorale governativa. Il nuovo Governo basato su una coalizione più ampia, ha comunque in cima al proprio ordine del giorno una riforma della legge elettorale che riguarda anche le commissioni elettorali. La mancata partecipazione dei deputati alle sedute del Parlamento sta deliberatamente determinando ritardi nell’adozione di norme importanti. Lo scenario dei mezzi di informazione dà spazio alla libertà di espressione, ma i partiti al potere controllano in alternanza i mezzi di informazione finanziati dallo Stato, e non è stato fatto alcun tentativo di trasformare la società radiotelevisiva statale in un "servizio pubblico".

- Continuare il dialogo interetnico sulle riforme necessarie a tutti i livelli delle istituzioni e della società civile (ad esempio le organizzazioni sociali e non governative, gli organi di governo locale, i capi religiosi e gli impianti economici).

- Sviluppare un’adeguata procedura elettorale, che comprenda la modifica della legge elettorale per chiarire il ruolo della commissione elettorale governativa e il finanziamento delle elezioni. Elaborazione di un’educazione civica in materia di svolgimento delle elezioni.

- Chiarire lo status del consiglio radiotelevisivo e la sua indipendenza dal Governo e rafforzare la sua posizione giuridica. Dovrebbe essere elaborato un piano di trasformazione dell’emittente statale in "emittente di servizio pubblico".

- Adozione di un terzo canale nelle lingue albanesi.

- Adozione della nuova legge sui mezzi di informazione in conformità delle norme internazionali.

 

Diritti umani e stato di diritto

I diritti umani sono generalmente rispettati, ma si registrano carenze in numerosi settori: l’indipendenza del sistema giudiziario va ulteriormente consolidata. Sono state ratificate numerose convenzioni internazionali, che adesso devono però essere attuate. Dovrebbe essere assicurata l’imparzialità della polizia e delle autorità fiscali. Occorre migliorare le condizioni carcerarie. Devono essere chiariti ruolo e competenze delle autorità preposte all’applicazione della legge.

- Completamento dell’attuale processo di riforma del settore giudiziario.

- Attuazione della riforma della pubblica amministrazione.

- Rafforzare la capacità delle istituzioni di affrontare la corruzione, il contrabbando di sigarette, il riciclaggio di capitali e la criminalità organizzata internazionale.

- Riforma strutturale e formazione delle autorità incaricate dell'applicazione della legge.

- Agevolare e consentire il rimpatrio di profughi e di sfollati all'interno del paese, garantendo opportune condizioni, compresa la ricostruzione di abitazioni in zone colpite dal conflitto.

Rispetto e protezione delle minoranze

Le relazioni interetniche continuano ad essere la questione più importante. L'adozione di una nuova legge sull'istruzione, nel luglio 2000, ha segnato un miglioramento significativo per l'istruzione superiore in lingua albanese ma l'insegnamento secondario in albanese è ancora fonte di preoccupazione. I Rom continuano ad essere il gruppo più penalizzato sotto il profilo socioeconomico.

- Stilare un calendario preciso per affrontare, nel corso dell'anno, i timori legittimi per lo status delle minoranze e la loro capacità di partecipare pienamente alla vita politica, economica e amministrativa del paese, mediante il riconoscimento del carattere multietnico del paese stesso.

- Proseguire il dialogo politico sulle questioni etniche (comprendenti, tra l'altro, la riforma dell'autonomia locale, l'integrazione delle minoranze nella pubblica amministrazione, comprese in particolare la polizia e l'esercito, l'uso delle lingue minoritarie negli organi giurisdizionali e nelle sedi delle autorità pubbliche, segnatamente il Parlamento.

- Avviare il censimento della popolazione di concerto con la comunità internazionale, in linea con le norme internazionali.

- Assicurare, in ottobre, l'apertura dell'Università dell'Europa sudorientale a Tetovo.

Riforma dell'economia di mercato

Nel 2000 l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia ha concluso accordi con il Fondo monetario internazionale e con la Banca mondiale per un nuovo programma economico che potrebbe essere sostenuto da finanziamenti delle istituzioni finanziarie internazionali (IFI). Tuttavia l'FMI sta ora riesaminando il programma alla luce dei gravi slittamenti di politica economica e della recente crisi verificatasi nel paese, che si ripercuoteranno negativamente sulle finanze pubbliche. Il rinnovamento legislativo ha fatto registrare nel 2000 progressi incoraggianti, soprattutto nei settori bancario, assicurativo e della privatizzazione; il ritmo della riforma sta però rallentando mettendo a repentaglio le prospettive di crescita a medio e lungo termine. Il processo di privatizzazione, soprattutto delle grandi imprese in perdita, dovrebbe essere potenziato e reso più trasparente. I legami più stretti con l'Unione europea nell'ambito dell'accordo di stabilizzazione e di associazione e le misure commerciali unilaterali a favore dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia offrono l'opportunità di accelerare la transizione economica. Tuttavia solo una piccola parte di prodotti dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia è attualmente competitiva nel mercato dell'UE.

- Adoperarsi per preservare l'equilibrio economico e una soddisfacente messa in atto delle misure di politica economica concertate con le IFI.

- Ristrutturare le finanze pubbliche, completare il processo di privatizzazione e rispettare la condizionalità delle IFI, soprattutto riguardo alla vendita o chiusura delle imprese pubbliche in perdita.

- Promuovere la competitività attraverso la ristrutturazione delle imprese in funzione del mercato e lo sviluppo delle piccole e medie imprese.

- Adottare misure volte a stimolare gli investimenti nazionali e internazionali e proseguire nella riforma dei settori bancario e assicurativo.

Cooperazione regionale

L'ex Repubblica jugoslava di Macedonia si adopera attivamente per rafforzare la cooperazione regionale. Ha compiuto passi importanti concludendo accordi bilaterali di libero scambio con paesi vicini e contribuendo a una rete di tali accordi anche mediante il patto di stabilità. Ha anche molto incoraggiato una migliore cooperazione regionale nel quadro del SEECP. Il Governo è consapevole del problema rappresentato dalla criminalità organizzata, dal traffico di armi, sigarette e stupefacenti e dalla tratta delle donne. La cooperazione regionale, segnatamente riguardo alla giustizia e agli affari interni, sarà altresì un tema importante nell'ambito dell'accordo di stabilizzazione e di associazione.

- Avviare il più presto possibile negoziati con la Croazia per una convenzione sulla cooperazione regionale, come previsto dall'accordo di stabilizzazione e di associazione.

 

- Proseguire nella conclusione di accordi bilaterali di libero scambio con i paesi limitrofi al fine di creare zone di libero scambio, contribuendo in tal modo all'istituzione di una rete di accordi di libero scambio.

- Concentrarsi possibilmente sui problemi dell'immigrazione clandestina e della tratta di esseri umani, di preferenza in cooperazione con i paesi vicini, ad esempio firmando l'accordo in materia di migrazione illegale e criminalità organizzata approvato di recente da Croazia, Bosnia Erzegovina e RFJ.

2. Conclusioni operative

Il Consiglio si rallegra della firma dell'accordo di stabilizzazione ed associazione con l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, il 9 aprile, e dell'entrata in vigore dell'accordo interinale, il 1º giugno. Esso invita tutti i leader politici a raggiungere rapidamente risultati concreti e sostanziali sul dialogo interetnico e progredire ulteriormente nelle riforme globali, accelerando in tal modo i suoi progressi nel cammino verso l'Europa nel contesto del processo di stabilizzazione e di associazione.

VI. Conclusioni

La condizionalità sotto tutti i suoi aspetti è un fattore fondamentale del processo di stabilizzazione e associazione, come confermato dalle conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 9 aprile 2001. La creazione di un meccanismo di revisione sostanziale in base ad una relazione elaborata dalla Commissione ha fornito gli strumenti atti a valutare, per ciascun paese, le prestazioni ed il rispetto delle condizioni del processo di stabilizzazione e associazione. Esso consentirà all'UE di assistere i paesi nei loro progressi secondo il proprio ritmo, conformemente alle summenzionate conclusioni operative definite per ciascun paese.

Le valutazioni per paese di cui sopra rispecchiano le priorità definite e le raccomandazioni su azioni da intraprendere per l'Albania, la Bosnia-Erzegovina, la Croazia, la ex Repubblica jugoslava di Macedonia e la RFJ. L'UE si aspetta che ciascun paese presti particolare attenzione e devolva le necessarie risorse ai settori di azione prioritari individuati in tali verifiche.

La presente relazione sul processo di stabilizzazione e associazione rappresenta una prima revisione politica. Una revisione completa, che includa una valutazione dell'efficacia degli strumenti del processo di stabilizzazione e associazione, sarà effettuata entro la fine di quest'anno e successivamente su base annuale. A prescindere dalla revisione annuale, il Consiglio seguirà costantemente gli sviluppi generali nei paesi interessati.

 

 

_____________________

PUNTI APPROVATI SENZA DISCUSSIONE

RELAZIONI ESTERNE

Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche (BTWC) – Conclusioni del Consiglio

Il Consiglio ha adottato le seguenti conclusioni sul consolidamento della Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche (BTWC):

"Il Consiglio ha espresso preoccupazioni per il rischio di proliferazione delle armi biologiche e per la carenza di meccanismi che assicurino il rispetto della Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche (BTWC). Un protocollo destinato a consolidare la convenzione costituisce uno strumento di grande utilità nel regime globale di disarmo multilaterale e di non proliferazione.

Il Consiglio ha ribadito di attribuire grande priorità alla positiva conclusione, nell’anno in corso, dei negoziati del Gruppo ad hoc, a Ginevra, su un protocollo giuridicamente vincolante destinato a istituire un regime di effettiva osservanza della BTWC, conformemente a quanto convenuto nel 1996 da tutti gli Stati firmatari di tale Convenzione. Il Consiglio ha inoltre rammentato il ruolo attivo costantemente svolto dall’UE in tutto l’arco dei negoziati, sulla base delle posizioni comuni adottate nel 1996, 1998 e 1999.

Il Consiglio ha sottolineato che negli ultimi sei anni di negoziati sono stati compiuti progressi sostanziali e che le proposte di compromesso presentate nel composito testo della Presidenza rendono ora possibile un accordo. Il Consiglio ha sottolineato che la prossima sessione di negoziati sarà estremamente importante.

Il Consiglio ha dichiarato di essere convinto che un protocollo comprendente i principi fondamentali riportati nella posizione comune dell’UE del 17 maggio 1999 consentirebbe il giusto equilibrio tra condizioni di osservanza e interessi di sicurezza nazionale, da un lato, e gli interessi economici degli Stati firmatari, dall’altro. Tale protocollo risponderebbe alle sfide in materia di proliferazione poste dalla rapida evoluzione scientifica e tecnologica in questo settore, senza soffocare tuttavia il progresso economico che tale evoluzione può comportare e senza ripercuotersi sugli interessi nazionali in materia di sicurezza.

Il Consiglio ha rammentato che il negoziato del Gruppo ad hoc, a Ginevra, è l’unico negoziato sul disarmo multilaterale attualmente in corso e ha sottolineato che, in una prospettiva più ampia, il suo successo invierebbe un segnale positivo, dimostrando l’impegno della comunità internazionale per il consolidamento del regime di disarmo multilaterale e di non proliferazione."

 

Programma di cooperazione dell'Unione europea per la non proliferazione e il disarmo nella Federazione russa – Conclusioni del Consiglio

"Il Consiglio ha espresso il suo accordo politico sull’ulteriore attuazione dell’azione comune 1999/878/PESC mediante una nuova decisione del Consiglio, contribuendo in tal modo al proseguimento del programma di cooperazione dell’Unione europea per la non proliferazione e il disarmo nella Federazione russa."

Priorità dell'UE nell'ambito del patto di stabilità

Il Consiglio ha approvato le seguenti "priorità dell'UE nell'ambito del patto di stabilità per l’Europa sudorientale".

"- Finalità del documento

Al Consiglio europeo di Helsinki del dicembre 1999 i Capi di Stato e di Governo dell'UE fissarono le loro priorità per il patto di stabilità per l'Europa sudorientale di recente creazione. Da allora il patto ha svolto un'imponente mole di lavoro grazie al "Quick Start Package" - che si è rivelato un meccanismo innovatore ed efficace per il rapido finanziamento dei progetti - ed ha operato sia per mettere in collegamento i principali protagonisti della comunità internazionale che per mettere intorno a un tavolo i rappresentanti della regione incoraggiandoli a lavorare nel reciproco interesse.

L'UE e gli Stati membri continuano a dare il loro pieno appoggio al patto di stabilità, che ha effettivamente contribuito alla stabilità della regione ma sta entrando adesso in una fase critica del suo sviluppo. Tenendo presente ciò, si dovrebbe in futuro controbilanciare l'approccio regionale di portata necessariamente ampia con la necessità di evitare l'accavallarsi di troppe iniziative, soprattutto se si sovrappongono alle attività intraprese in altre sedi o ne costituiscono un doppione. In tale stato di cose si stanno compiendo sforzi per migliorare la "messa a fuoco" del processo di costituzione del patto così come i relativi metodi di lavoro.

Tenuto conto di ciò e in anticipo sulla Conferenza regionale che si terrà il 25-26 ottobre di quest'anno, il Consiglio ritiene che sia giunto il momento di riaffermare e rettificare le proprie linee direttrici per le future attività dell'UE relativamente al patto. Esso desidera incoraggiare gli altri protagonisti e partecipanti nell'ambito del patto - in particolare i paesi della regione - a prendere in considerazione le raccomandazioni che seguono allo scopo di concordare rapidamente priorità comuni conformi a tali linee che consentano al patto una più efficace "messa a fuoco" dei futuri lavori.

- Priorità generali

Ora che l'UE, la quale svolge un ruolo di primo piano nell'ambito del patto di stabilità, ha definito un processo di stabilizzazione e associazione e ne ha avviato l'attuazione, bisognerebbe riconoscerlo come la strategia chiave nella regione. Tutte le organizzazioni internazionali dovrebbero essere sollecitate a collaborare con tale processo per aiutare i paesi della regione a raggiungere il loro obiettivo primario: l'integrazione nelle strutture europee.

Tuttavia l'UE dovrebbe sostenere anche il patto di stabilità. Mentre procede nell'elaborare l'approccio regionale in forza del processo di stabilizzazione e associazione, essa può far sì che il patto di stabilità definisca strategie chiare e ottenga risultati in tali settori. Nell'ambito del tavolo di lavoro II, ad esempio, la Commissione sta al momento mettendo a punto strategie regionali per i settori dei trasporti e dell'energia che, una volta discusse, dovrebbero diventare le strategie concordate per la regione. A tal fine l'UE fornirà altresì un valido apporto alle iniziative del patto di stabilità intraprese su tale base.

Dovrebbero essere presentate per iscritto nell'ambito degli altri tavoli di lavoro: strategie simili, basate su un numero ristretto di priorità regionali a medio termine, le quali, dovendo contribuire al conseguimento del valore aggiunto, obiettivo del patto di stabilità, saranno sottoposte ad esame periodico. In futuro il patto dovrebbe tendere a supervisionare un numero inferiore di iniziative più mirate, di cui si possano dimostrare la dimensione regionale e il valore aggiunto. Per questo motivo si dovrebbe mettere a punto un'operazione iniziale di verifica e valutazione delle iniziative e dei progetti.

Come primo passo, il Consiglio enumera nell'allegato i suggerimenti che vorrebbe dare quanto alle priorità attuali dell'UE per ogni tavolo di lavoro. Dato il legame con il processo di stabilizzazione e associazione, nei prossimi mesi sarà necessario elaborare per iscritto le strategie dettagliate per ognuno di essi, coerentemente con gli obiettivi dei programmi regionali CARDS, i quali a loro volta terranno conto delle priorità del patto.

Allegato

N.B. Sebbene i temi dello sviluppo delle istituzioni, del buongoverno e delle questioni di genere non siano inseriti nell'elenco come priorità specifiche, il Consiglio li ritiene importanti e crede che debbano essere presi in considerazione nell'esame di tutte le iniziative intraprese nell'ambito delle attività inerenti al patto di stabilità.

Priorità dei vari tavoli di lavoro

1. Tavolo di lavoro sulla democratizzazione e sui diritti dell'uomo

- Mezzi di comunicazione

- Rimpatrio dei profughi

- Questioni relative alle minoranze nazionali, inclusi il dialogo multirazziale e la cooperazione transfrontaliera

- Istruzione e gioventù

2. Tavolo di lavoro sulla ricostruzione, lo sviluppo e la cooperazione in ambito economico

- Liberalizzazione degli scambi e attuazione delle riforme necessarie per maggiori investimenti

- Infrastrutture regionali e ambiente

3. Tavolo di lavoro sulle questioni in materia di sicurezza

Tavolo minore per la difesa e la sicurezza

- Controllo degli armamenti e riforma del settore della sicurezza

- Sminamento a fini umanitari e armi portatili/leggere

- Preparazione alle calamità e prevenzione

Tavolo minore per il settore della giustizia e degli affari interni

- Asilo e migrazione

- Tratta di esseri umani

- Criminalità organizzata e corruzione"

 

Liberia

Il Consiglio ha adottato un regolamento che istituisce misure restrittive nei confronti della Liberia.

Il 7 marzo 2001 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 1343 (2001) che stabilisce le misure da applicare nei confronti della Liberia, in particolare un embargo sulle armi, il divieto di fornire formazione o assistenza tecnica in materia di armi, il divieto di importare diamanti greggi dalla Liberia e il divieto di rilascio dei visti.

Il 7 maggio 2001, il Consiglio ha adottato la posizione comune 2001/357/PESC1 relativa alle misure stabilite nella risoluzione1343 (2001) dell'UNSC. Il regolamento in questione è stato adottato in conseguenza della competenza comunitaria nel settore.

 

Corte penale internazionale – Posizione comune

L’obiettivo di questa posizione comune è di ottenere e sostenere una rapida entrata in vigore dello Statuto della Corte penale internazionale – che è stato adottato dalla Conferenza di plenipotenziari di Roma (Statuto di Roma), è stato sottoscritto da 139 Stati, 30 Stati lo hanno ratificato o vi hanno aderito ed entrerà in vigore dopo il deposito del sessantesimo strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione – e quindi l’istituzione della Corte.

Per contribuire all'obiettivo di una rapida entrata in vigore dello Statuto, l'Unione europea ed i suoi Stati membri si adoperano per favorire questo processo sollevando, ogniqualvolta ciò sia appropriato, la questione di una ratifica, accettazione, approvazione o adesione allo Statuto di Roma quanto più ampia possibile e dell'attuazione dello Statuto nei negoziati o nei dialoghi politici con Stati terzi, gruppi di Stati o pertinenti organizzazioni regionali.

L'Unione e gli Stati membri contribuiscono alla rapida entrata in vigore e all'attuazione dello Statuto anche con altri mezzi, come l'adozione di iniziative che promuovano la diffusione dei valori, dei principi e delle disposizioni dello Statuto di Roma e degli strumenti connessi.

Gli Stati membri mettono a disposizione di tutti gli Stati interessati le loro esperienze sulle questioni relative all'attuazione dello Statuto e, ove appropriato, a fornire altre forme di sostegno a tale scopo.

L'Unione e gli Stati membri sostengono, anche concretamente, l'istituzione in tempi rapidi della Corte ed il suo buon funzionamento. Essi sostengono la rapida creazione di un appropriato meccanismo di programmazione per preparare l'effettiva istituzione della Corte.

Si ricorda che l'istituzione della Corte penale internazionale per la prevenzione e la repressione dei crimini gravi che rientrano nel suo potere giurisdizionale è un mezzo essenziale per promuovere il rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, contribuendo così alla libertà, alla sicurezza, alla giustizia e allo stato di diritto, nonché al mantenimento della pace e al rafforzamento della sicurezza internazionale, conformemente alle finalità ed ai principi della Carta delle Nazioni Unite.

Relazioni con la regione mediterranea

Il Consiglio ha approvato una relazione al Consiglio europeo sull’attuazione della strategia comune sulla regione mediterranea.

In tale relazione vengono esaminate tutte le iniziative sviluppate in applicazione della strategia comune nel quadro delle priorità delle Presidenze francese e svedese

Le priorità delle due Presidenze successive consistevano nel:

- dinamizzare il processo di Barcellona;

- intensificare il dialogo politico e di sicurezza;

- instaurare e sviluppare un partenariato economico e finanziario dinamico e umano;

- promuovere la cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni nonché per le questioni sociali, culturali e umane;

- far sì che l'Unione europea assuma, in seno al processo di pace in Medio Oriente, il ruolo che le spetta.

 

Relazioni con la Russia

· Attuazione della strategia comune dell’Unione europea sulla Russia – Relazione al Consiglio europeo

Il Consiglio ha approvato una relazione al Consiglio europeo sull’attuazione della strategia comune dell’Unione europea sulla Russia.

La relazione precisa che gli sforzi dell'Unione sono stati dettati dagli obiettivi strategici definiti dalla strategia comune:

- una democrazia stabile, aperta e pluralistica in Russia, che si fondi sullo Stato di diritto e a sua volta sorregga una prospera economia di mercato da cui traggano uguale beneficio tutti i popoli della Russia e dell'Unione europea;

- la salvaguardia della stabilità in Europa, la promozione della sicurezza globale e la risposta alle sfide comuni che si pongono al continente attraverso una cooperazione più intensa con la Russia.

La rassegna e la valutazione presenti nella relazione si concentrano specificamente sugli elementi seguenti:

- consolidare la democrazia, lo stato di diritto e le istituzioni pubbliche in Russia;

- integrare la Russia in uno spazio economico e sociale europeo comune;

- cooperare per rafforzare la stabilità e la sicurezza in Europa e nel mondo;

- sfide comuni nel continente europeo.

·

Kaliningrad – Conclusioni del Consiglio

"Alla luce delle conclusioni del febbraio 2001 e basandosi in particolare sulla comunicazione della Commissione dal titolo "L'UE e Kaliningrad" il Consiglio ha fatto il punto dei lavori intesi a sviluppare la cooperazione con la Russia ed i paesi limitrofi relativamente alla regione di Kaliningrad. Il Consiglio ha riconosciuto che la responsabilità principale per il futuro sviluppo della regione di Kaliningrad sulla Federazione russa. A tale proposito ha preso atto con interesse dei dibattiti di politica interna nei confronti di tale regione condotti dalla Russia.

Il Consiglio ha espresso soddisfazione per il dialogo costruttivo avviato dalla Russia su Kaliningrad nel quadro dell'Accordo di partenariato e di cooperazione al fine di individuare soluzioni concrete per la regione nel debito rispetto dell'acquis comunitario. Esso ha invitato la Russia a partecipare pienamente a tale dialogo.

Il Consiglio ha ribadito che le istituzioni dell'APC, in particolare i sottocomitati competenti, continuano ad essere le sedi più appropriate per il proseguimento delle discussioni, ed ha sottolineato che le riunioni di tali istituzioni a più alto livello nel corso del prossimo anno offriranno importanti occasioni per fare il punto dei progressi compiuti.

Il Consiglio si è al contempo rallegrato del dialogo avviato con i paesi associati su questioni attinenti a Kaliningrad ed ha caldeggiato la sua prosecuzione nel quadro degli accordi europei. Ha riconosciuto che alcune questioni che interessano i paesi candidati, in particolare la circolazione delle persone, potrebbero essere affrontate solo nel contesto del processo di allargamento, prestando la debita attenzione alle relazioni bilaterali con i paesi candidati in questione e la Russia.

Il Consiglio ha inoltre espresso soddisfazione per il dibattito in corso nel quadro della dimensione nordica ed ha preso atto della proposta di tenere, se necessario, riunioni ad hoc a livello di esperti tra le parti interessate per affrontare le questioni tecniche sollevate nella comunicazione.

Il Consiglio ha preso atto con soddisfazione dell'assistenza fornita a titolo dei programmi Phare e Tacis nonché dei contributi bilaterali degli Stati membri per affrontare questioni quali lo sviluppo economico, i trasporti e l'energia, il buon governo, la democrazia e lo Stato di diritto, la giustizia e gli affari interni, l'ambiente, la sanità e la cooperazione transfrontaliera. A tale proposito ha accolto con favore la recente apertura di un ufficio Tacis a Kaliningrad e la preparazione di uno studio Tacis sui bisogni energetici della regione, che prenderà avvio nel corso del 2001. Il Consiglio si è altresì impegnato a prendere in esame l'eventualità di ulteriori iniziative intese a consentire alla regione di sfruttare appieno le opportunità offerte dall'allargamento dell'UE.

Il Consiglio ha chiesto ai suoi organi competenti, seguendo l'orientamento politico definito dal Coreper, di continuare ad esaminare le implicazioni dell'allargamento per Kaliningrad e di riferire periodicamente in materia. A tale proposito il Consiglio ha constatato che sarebbe necessario affrontare la questione della circolazione delle persone per individuare misure concrete che agevolino il traffico di frontiera locale ed il transito per Kaliningrad, e per esaminare la possibilità di ricorrere ad eventuali disposizioni speciali consentite dall'acquis.

Il Consiglio ha infine invitato la Commissione a presentare al Consiglio, entro il mese di settembre del 2002, una relazione esauriente basata sulla comunicazione dal titolo "L'UE e Kaliningrad" e sui progressi compiuti nella cooperazione dell'UE con la Russia ed i paesi limitrofi riguardo a Kaliningrad."

 

Relazione sulle politiche relative alla dimensione settentrionale

Il Consiglio ha preso atto di una relazione dettagliata sulle politiche relative alla dimensione settentrionale, elaborata dalla Presidenza svedese insieme alla Commissione, in preparazione del Consiglio europeo di Göteborg del 15-16 giugno 2001.

Il Consiglio europeo di Feira del giugno 2000 aveva approvato un piano d'azione relativo alla dimensione settentrionale. Tale piano era stato preparato dalla Commissione, che era stata anche invitata ad assumere un ruolo guida nella sua attuazione. La relazione in oggetto passa in rassegna le attività in corso e le iniziative relative alla dimensione settentrionale e si basa sui seguenti elementi:

- riepilogo degli attori

La dimensione settentrionale si è evoluta verso un efficace strumento per rafforzare la cooperazione nell’Europa settentrionale e per instaurare più stretti legami tra l’UE e i suoi Stati membri e i sette paesi partner: Estonia, Islanda, Lettonia, Lituania, Norvegia, Polonia e Federazione russa.

- riepilogo dei settori

= ambiente

= sicurezza nucleare

= lotta contro la criminalità organizzata / Giustizia e affari interni

= Kaliningrad

= energia

= sanità pubblica

= tecnologie dell'informazione / telecomunicazioni

= trasporti e attraversamento delle frontiere

= ricerca

= cooperazione regionale e transnazionale

= commercio, cooperazione commerciale e promozione degli investimenti

- risorse finanziarie

- attuazione e follow-up

- raccomandazioni per ulteriori azioni.

 

Relazioni con i PECO associati – Estonia: partecipazione ai programmi comunitari Socrates e Gioventù

Il Consiglio ha convenuto che il Consiglio di associazione UE-Estonia dovrebbe adottare con procedura scritta una decisione riguardante il contributo finanziario dell’Estonia per la partecipazione ai programmi Socrates e Gioventù negli anni 2001-2006.

Nel corso del 2000, i consigli di associazione con i diversi PECO associati hanno adottato decisioni che consentono la partecipazione di tali paesi alla seconda fase del programma Socrates (così come del programma Leonardo da Vinci) e al nuovo programma Gioventù. Tuttavia, per quanto concerne Socrates e Gioventù, le decisioni di cui trattasi hanno stabilito il contributo finanziario dei paesi in questione solo per l'anno 2000, mentre il contributo finanziario per gli anni restanti (2001-2006) sarà precisato nell'ambito di decisioni ulteriori.

 

Angola – Riesame della posizione comune sull’Angola per il periodo giugno 2000-giugno 2001 – Conclusioni del Consiglio

"Il Consiglio ha preso atto del riesame della posizione comune dell’Unione europea sull’Angola. Ha ribadito che l’Unione europea mantiene l’obiettivo di sostenere una soluzione politica del conflitto in Angola - sulla base degli "Acordos de Paz" di Bicesse, del protocollo di Lusaka e delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU -, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nonché la realizzazione delle riforme economiche e sociali. Il Consiglio si compiace della dichiarazione del Presidente dos Santos, secondo cui il suo governo è pronto ad avviare un dialogo su come raggiungere la pace sulla base del protocollo di Lusaka.

Il Consiglio ha confermato il proprio impegno a contribuire nell’alleviare le sofferenze della popolazione angolana colpita dalla guerra, in particolare i rifugiati e gli sfollati all'interno del paese, tenendo conto della necessità di garantire che le organizzazioni umanitarie abbiano accesso sicuro e illimitato alle vittime del conflitto. A tale riguardo, rammentando che la responsabilità ultima del benessere di tutti i cittadini dell’Angola incombe al governo, il Consiglio ha sollecitato l’UNITA a fare in modo che gli aiuti umanitari raggiungano tutte le popolazioni. Esso chiede che tutte le parti impegnate nel conflitto, e in particolare l'UNITA, pongano termine alla disseminazione di mine. Il Consiglio ha plaudito al costante impegno del Segretario Generale dell’ONU nella ricerca della pace in Angola, ed ha ribadito l’importanza che esso attribuisce alle misure imposte dal Consiglio di sicurezza dell’ONU contro l’UNITA, e l’importanza di rispettare il regime di sanzioni.

Il Consiglio tiene tuttora in grande considerazione la decisione del governo di proclamare un’amnistia generale, successivamente adottata dall’assemblea nazionale, come pure la decisione di creare un fondo per la pace e la riconciliazione nazionale che agevoli la smobilitazione e la reintegrazione di ex combattenti. Il Consiglio si è compiaciuto dell’impegno che il governo dell’Angola ha assunto circa lo svolgimento di elezioni generali libere e regolari nel secondo semestre del 2002, ed ha incitato a far sì che esse siano precedute da un periodo di intensi preparativi finalizzati ad elaborare la cultura democratica necessaria allo svolgimento di elezioni regolari. Il Consiglio ribadisce la propria disponibilità ad assistere il governo dell’Angola nel processo democratico verso le elezioni, e a contribuire agli sforzi per la reintegrazione di combattenti smobilitati."

 

Vertice UE-Canada

Il Consiglio ha preso atto delle informazioni che la Presidenza, l'Alto Rappresentante e la Commissione hanno fornito riguardo all'andamento dei preparativi del Vertice UE-Canada convocato per il 21 giugno 2001 a Stoccolma, Svezia.

Il Presidente del Consiglio europeo, Primo Ministro PERSSON, assistito dal Segretario generale/Alto Rappresentante SOLANA, e il Presidente della Commissione europea PRODI rappresenteranno l'UE. Parteciperanno inoltre il Ministro degli affari esteri LINDH, il Ministro del commercio PAGROTSKY e i Commissari PATTEN e LAMY. Si prevede che il Canada sia rappresentato dal Primo Ministro CHRETIEN, dal Ministro degli affari esteri MANLEY e dal Ministro del commercio PETTIGREW.

Il Vertice inizierà con riunioni separate dei Ministri degli affari esteri e del commercio, cui seguirà una sessione allargata con tutti i partecipanti del Vertice nel corso della quale i Ministri riferiranno in merito alle loro discussioni. Questa sessione sarà seguita da una conferenza stampa. E' stato suggerito al Canada che, nella colazione di lavoro a chiusura del Vertice, i protagonisti e i Ministri potrebbero discutere sui problemi demografici e relativi all'immigrazione. Il Canada, in via preliminare, ha reagito positivamente a tale suggerimento.

 

Preparazione dell’entrata in vigore del trattato di Nizza

Il Consiglio ha preso atto delle informazioni fornite dalla Presidenza sulla preparazione dell’entrata in vigore del trattato di Nizza.

La nota della Presidenza costituisce una sintesi dei lavori in corso nel quadro del processo di preparazione dell’entrata in vigore del trattato di Nizza e volti ad assicurare che le decisioni previste a Nizza siano attuate celermente una volta entrato in vigore il trattato.

 

Cooperazione tra l'UE e l’ONU nella prevenzione dei conflitti e nella gestione delle crisi – Conclusioni del Consiglio

"Il Consiglio sottolinea l'impegno dell'UE e degli Stati membri di contribuire agli obiettivi dell'ONU di prevenzione dei conflitti e di gestione delle crisi, prendendo atto della responsabilità primaria delle Nazioni Unite in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. La Presidenza svedese ha portato avanti il mandato, conferitole dal Consiglio europeo di Nizza, di individuare i possibili settori e le modalità di cooperazione con le Nazioni Unite nella gestione delle crisi.

Il Consiglio ribadisce la ferma intenzione di sviluppare e rafforzare la cooperazione nei settori della gestione delle crisi e della prevenzione dei conflitti a seguito delle discussioni svoltesi tra i ministri e il Segretario generale delle Nazioni Unite in maggio.

La cooperazione dovrebbe evolversi gradualmente in stretto coordinamento con le Nazioni Unite, incentrandosi sulle questioni di merito e sulle necessità pratiche. La portata e la rilevanza aumenteranno con l'evolversi della PESD.

 

Il Consiglio riconosce la necessità di un approccio integrato alla prevenzione dei conflitti e alla gestione delle crisi, che comprenda anche lo sviluppo della cooperazione e di altre misure che affrontino le cause all'origine dei conflitti; accoglie pertanto con soddisfazione le due importanti comunicazioni, presentate di recente dalla Commissione, una sulla prevenzione dei conflitti e l'atra intitolata "Fondare un vero partenariato con le Nazioni Unite nei settori dello sviluppo e delle questioni umanitarie". In merito a quest'ultima il Consiglio rammenta anche le conclusioni del 31 maggio 2001. Il Consiglio prende atto inoltre dell'intenzione della Commissione di avviare un dialogo con le Nazioni Unite per scambiare i suoi documenti di strategia nazionali con le valutazioni comuni per paese delle Nazioni Unite.

Questioni specifiche e settori di cooperazione

Nei contatti con il segretariato delle Nazioni Unite si sono individuati questioni e settori di cooperazione tra l'UE e l'ONU. Il Consiglio approva le questioni e i settori specifici elencati in appresso su cui devono incentrarsi gli sforzi dell'UE per rafforzare l'interazione con l'ONU. Essi comprendono:

1. La prevenzione dei conflitti, assicurando in particolare gli approcci in grado di rafforzarsi reciprocamente, lo scambio di informazioni e di analisi sulle crisi in corso e sulle crisi potenziali, la cooperazione sull'accertamento dei fatti, il coordinamento delle attività e dei messaggi diplomatici, comprese le consultazioni dei rappresentanti speciali, il coordinamento e l'addestramento in loco, la maggiore cooperazione nell'assistenza e nel monitoraggio elettorale;

2. Gli aspetti civili e militari della gestione delle crisi, assicurando in particolare che le capacità militari e civili dell'UE in evoluzione costituiscano un effettivo valore supplementare per le Nazioni Unite, tra l'altro promuove la compatibilità delle norme di addestramento del personale addetto alla gestione civile delle crisi e lo scambio di informazioni su questioni di pianificazione e attuazione della gestione delle crisi nonché il coordinamento in loco;

3. Le questioni regionali particolari: i Balcani occidentali, il Medio Oriente e l'Africa, in particolare i Grandi laghi, il Corno d'Africa e l'Africa occidentale saranno per ora le regioni prioritarie della cooperazione rafforzata tra l'UE e le Nazioni Unite.

Modalità di cooperazione tra l'UE e l'ONU

Le seguenti modalità forniranno una piattaforma di cooperazione rafforzata, agevolando orientamento, continuità e coerenza a tutti i livelli:

i) riunioni dei ministri dell'UE, se del caso a livello di troika, con il Segretario generale dell'ONU;

ii) riunioni e contatti tra il Segretario Generale/Alto Rappresentante e il Commissario europeo per le relazioni esterne da una parte e il Segretario generale e il Segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite dall'altra;

iii) riunioni del Comitato politico e di sicurezza, se del caso a livello di troika, con il Segretario generale aggiunto e i Sottosegretari generali delle Nazioni Unite e, se del caso ad altri livelli e formazioni ;

iv) contatti del segretariato del Consiglio e dei servizi della Commissione con il segretariato delle Nazioni Uniti ai livelli opportuni.

 

Il Consiglio chiede che la Presidenza, coadiuvata dal Segretario Generale/Alto Rappresentante, e la Commissione, ricorrendo ai capi missione dell'UE a New York, se del caso, proseguano le discussioni con le Nazioni Unite per attuare forme pratiche di cooperazione in merito alle quali si dovrà riferire al Consiglio.

Il Consiglio conviene che la Presidenza trasmetta per lettera il contenuto delle presenti conclusioni del Consiglio al Segretario generale delle Nazioni Unite."

 

Programma dell’UE per la prevenzione dei conflitti

Il Consiglio ha approvato un programma dell’Unione europea per la prevenzione dei conflitti violenti, da trasmettere al Consiglio europeo di Göteborg (15-16 giugno 2001).

Il programma stabilisce che l’UE:

- fisserà priorità politiche precise nelle azioni di prevenzione,

- migliorerà la coerenza di tempestivo allarme del sistema, dell’azione e delle politiche,

- potenzierà i suoi strumenti di prevenzione a breve e lungo termine,

- darà vita a partenariati efficaci per la prevenzione.

 

Regioni ultraperiferiche

Il Consiglio ha preso atto di un accordo politico sugli aspetti agricoli contenuti nel pacchetto di misure intese ad attuare le disposizioni dell’articolo 299, paragrafo 2 del trattato CE.

Si ricorda che il Consiglio europeo di Nizza ha invitato il Consiglio ad esaminare rapidamente le proposte della Commissione e ha dichiarato che il Consiglio europeo farà il punto dell’andamento dei lavori sull’insieme del fascicolo nella riunione del giugno 2001 a Göteborg. Le discussioni preparatorie del Coreper hanno consentito di raggiungere un accordo politico, che il Consiglio dovrà confermare, su misure specifiche a favore dei dipartimenti francesi d’oltremare, delle Azzorre e di Madera e delle Isole Canarie per taluni prodotti agricoli e su misure di modifica dell’organizzazione comune dei mercati delle carni bovine (aiuto alla produzione lattiera nelle Azzorre). L’adozione definitiva avverrà prima della fine di giugno, dopo che il Parlamento europeo avrà dato il suo parere. Gli articoli concernenti le misure strutturali saranno adattati non appena il Consiglio avrà dato il proprio accordo politico sulle proposte strutturali a favore delle regioni ultraperiferiche.

 

POLITICA EUROPEA IN MATERIA DI SICUREZZA E DI DIFESA

PESD – capacità militari

Il Consiglio ha approvato il catalogo perfezionato dell’obiettivo primario di Helsinki (HCC versione giugno 2001), contenente i requisiti di capacità militari dell’Unione.

Il Consiglio ha inoltre preso atto del supplemento del catalogo delle forze di Helsinki 2001, delle forze militari già a disposizione dell’UE nel 2001 e del catalogo dei progressi compiuti verso gli obiettivi di Helsinki (versione giugno 2001).

 

NOMINE

Comitato delle regioni

Il Consiglio ha adottato le decisioni con cui nomina

- il sig. Luis Manuel Fernandes COELHO membro del Comitato delle regioni in sostituzione del sig. José Carlo das Dores ZORRINHO,

- la sig.ra Paz FERNANDEZ FELGUEROSO membro supplente del Comitato delle regioni in sostituzione del sig. Vicente ALVAREZ ARECES,

- la sig.ra Pilar BLASCO I PRIM membro supplente del Comitato delle regioni in sostituzione della sig.ra Soledad BECERRIL BUSTAMANTE,

- Mr Helmut HOLTER membro del Comitato delle regioni in sostituzione del sig. Rolf EGGERT,

per la restante durata del mandato dei membri sostituiti, ossia fino al 25 gennaio 2002.

 

 

 

 

 

 

____________________

 

Footnotes:

( 1) Cfr. "punti approvati senza discussione" (pag. II).

( 2) Conclusioni del Consiglio del 9 aprile 2001 e meccanismo di revisione.

( 3) Conclusioni del Consiglio del 29 aprile 1997.

( 4) Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo del 26 maggio 1999 (COM(99) 235) e conclusioni del Consiglio del 21 giugno 1999.

( 5) Conformemente al TUE e ai criteri di Copenaghen del 1993.

( 6) Conclusioni del Consiglio del 29 aprile 1997.

( 7) Regolamento n. 2007/00 del Consiglio, del 18 settembre 2000 e n. 2563/2000 del 20 novembre 2000.

( 8) Regolamento (CE) del Consiglio n. 2666/2000 del 5.12.2000, GU L 306 del 7.12.2000 ed errata corrige dell'articolo 9, paragrafo 2, GU L 38 dell'8.2.2001.